MOSCA - Vladimir Putin riapre alla possibilità di colloqui con l’Ucraina, ma pone come punto di partenza gli accordi negoziati a Istanbul nel 2022, mai entrati in vigore dopo l’interruzione del dialogo nei primi mesi della guerra.
“La Russia è pronta a colloqui di pace con l’Ucraina sulla base degli accordi raggiunti a Istanbul e siglati dalla delegazione ucraina”, ha affermato il presidente russo durante una riunione con membri del governo.
“Non vedo alcun motivo per cui dovremmo discostarci da questi accordi”, ha aggiunto. Contemporaneamente, dal Cremlino emergono anche segnali di delusione per la mancata mediazione americana dopo l’incontro ad Anchorage, Alaska, lo scorso agosto.
Nelle stesse ore in cui Mosca rilancia la propria disponibilità negoziale, il conflitto continua però a intensificarsi sul terreno. Nelle ultime ore la Crimea, annessa dalla Russia nel 2014, è stata colpita da una nuova ondata di attacchi ucraini contro infrastrutture strategiche. Secondo le autorità filorusse, almeno cinque persone sarebbero morte nei bombardamenti. Kiev ha rivendicato operazioni contro obiettivi militari, logistici e del settore energetico.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha spiegato che gli attacchi mirano a colpire la capacità operativa russa nella penisola, considerata cruciale per i rifornimenti e le attività militari di Mosca nel sud del Paese. Le forze speciali ucraine hanno inoltre dichiarato di aver distrutto un ponte ferroviario sul Canale della Crimea Settentrionale, definito un nodo logistico di rilevanza strategica.
Sul fronte diplomatico, l’Unione Europea accoglie con scetticismo le aperture del Cremlino. “Quando si tratta della Russia, le parole contano sempre molto poco. La Russia non mostra alcun segno di un interesse genuino a impegnarsi in negoziati di pace”, ha dichiarato la portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Anitta Hipper.
Bruxelles sostiene che le sanzioni stiano producendo effetti concreti sull’economia russa e assicura che la pressione continuerà finché non emergeranno segnali credibili di disponibilità al dialogo.
Intanto, la Commissione europea, nell’ottica di raggiungere un’autonomia strategica nella sicurezza, ha introdotto lo Strumento di azione per la sicurezza dell’Europa (Safe), che prevede lo stanziamento di 150 miliardi per la difesa attraverso prestiti agevolati a lungo termine. Safe rappresenta infatti il primo pilastro del piano ‘ReArm Europe’ (mutuato poi nel meno aggressivo ‘Prontezza per il 2030’), presentato dalla Commissione nel marzo 2025.
Putin ha risposto accusando i Paesi occidentali di utilizzare il presunto rischio di una guerra con la Russia per giustificare l’aumento delle spese militari e il rafforzamento della Nato. Il presidente russo ha ribadito che Mosca è pronta a reagire “prontamente e adeguatamente” a qualsiasi minaccia, interna o esterna.
E, sebbene il leader del Cremlino vanti un rafforzamento delle capacità militari russe, sul piano economico, le conseguenze degli attacchi ucraini iniziano a farsi sentire. Secondo il quotidiano russo Vedomosti, Mosca starebbe infatti valutando l’importazione di carburante e possibili sussidi per contenere l’aumento dei prezzi provocato dai danni alle raffinerie.
A Sebastopoli sono già state introdotte limitazioni ai trasporti pubblici, all’illuminazione stradale e alle attività all’aperto, mentre restano in vigore restrizioni alla vendita di carburante.
Nel frattempo, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha annunciato che Vladimir Putin e il presidente bielorusso Alexander Lukashenko discuteranno a breve delle dichiarazioni di Zelensky, che ha minacciato possibili azioni contro la Bielorussia, qualora Minsk non smantelli i sistemi di comunicazione che, secondo Kiev, vengono utilizzati per coordinare gli attacchi dei droni russi.