HOBART – Una boccata d’ossigeno temporanea per circa 200 lavoratori della Liberty Bell Bay, l’unica fonderia australiana di leghe di manganese, finita in amministrazione controllata.
Il Commonweath e il governo statale hanno annunciato un prestito congiunto per un massimo di 3 milioni di dollari, che garantirà il pagamento degli stipendi per le prossime tre settimane.
L’intervento viene annunciato a pochi giorni da un avviso degli amministratori, che avevano prospettato a circa 175 dipendenti la possibilità di congedo non retribuito o licenziamento. La misura consente ora di guadagnare tempo mentre si cerca un nuovo acquirente per l’impianto.
La fonderia, situata nel nord della Tasmania, è ferma da maggio 2025 a causa di problemi nell’approvvigionamento di minerale e della volatilità dei prezzi internazionali. A marzo è entrata in amministrazione dopo il deterioramento della situazione finanziaria sotto la gestione di GFG Alliance, gruppo guidato dall’imprenditore Sanjeev Gupta.
Il ministro federale dell’Industria Tim Ayres ha definito il sostegno pubblico “un passo utile” per mantenere in vita lo stabilimento durante la fase di transizione. “Si tratta di un impianto efficiente, con clienti e mercati pronti ad acquistare i suoi prodotti”, ha dichiarato, sottolineando però che il governo non era intervenuto quando la struttura era ancora sotto il controllo della proprietà privata.
Secondo gli amministratori di Ernst & Young, sarebbero almeno una dozzina i potenziali acquirenti interessati alla fonderia, che produce leghe utilizzate per rafforzare l’acciaio. Tuttavia, i tempi restano incerti e il sostegno annunciato copre solo un periodo limitato.
Il premier della Tasmania Jeremy Rockliff non ha garantito ulteriori aiuti nel caso in cui la vendita si prolungasse oltre le tre settimane. Ha inoltre criticato duramente la gestione precedente, accusando GFG Alliance di aver “abbandonato e mancato di rispetto” alla comunità locale e ai lavoratori.
Negli ultimi mesi, i dipendenti hanno organizzato proteste per chiedere un intervento delle istituzioni. Già ad agosto il governo statale aveva concesso un prestito di 20 milioni di dollari per l’acquisto di materie prime, nel tentativo di riavviare la produzione. Il mancato riavvio ha portato a ulteriori tensioni, fino alla nomina di amministratori e all’avvio di azioni legali da parte del regolatore societario nazionale.
Ora la partita si gioca sulla capacità di trovare rapidamente un nuovo proprietario. In caso contrario, la tregua concessa ai lavoratori rischia di esaurirsi senza una soluzione strutturale.