WASHINGTON – Le delegazioni dei negoziatori di Stati Uniti e Iran avrebbero dovuto arrivare a Islamabad per un secondo round di negoziati dopo il fallimento della prima tornata di colloqui.

Un accordo per chiudere la guerra sembrava a portata di mano la scorsa settimana, ma la trattativa si è complicata anche a causa di alcune uscite pubbliche e dei post sui social del presidente Donald Trump, che hanno finito per irritare Teheran e raffreddare l’ottimismo. Secondo ricostruzioni della Cnn, Trump avrebbe fatto ciò che i suoi collaboratori gli avrebbero sconsigliato: intervenire pubblicamente mentre i negoziati erano ancora in corso.

Il Presidente ha commentato le trattative sui social e ha parlato direttamente con diversi giornalisti, proprio mentre mediatori pakistani aggiornavano Washington sugli incontri in corso con le controparti iraniane a Teheran.

In una serie di interviste, Trump ha affermato che l’Iran avrebbe accettato una serie di condizioni chiave, tra cui la consegna dell’uranio arricchito, delineando di fatto un’intesa non ancora formalizzata. Il Presidente inoltre ha dichiarato, in colloqui con Bloomberg, che Teheran avrebbe accettato una sospensione “illimitata” del programma nucleare e, in un’intervista ad Axios, ha indicato la possibilità di un incontro “nel fine settimana”, sostenendo che un accordo sarebbe potuto arrivare “entro un paio di giorni”.

Fonti vicine al dossier hanno però precisato che molte delle intese citate dal Presidente non sono state ancora definite nei negoziati. Un funzionario coinvolto nei colloqui ha riferito che “gli iraniani non hanno apprezzato il fatto che il Presidente negoziasse tramite i social, dando l’impressione di accordi già chiusi su punti ancora aperti e politicamente sensibili”, aggiungendo che Teheran è particolarmente attenta a non apparire debole sul piano interno.

Rimangono diversi nodi da scegliere tra le parti. Quelli principali sono tre: le scorte di uranio, la moratoria per l’arricchimento di uranio e la gestione dello Stretto di Hormuz. Il presidente statunitense ha affermato la scorsa settimana che Teheran avrebbe accettato di trasferire negli Stati Uniti il proprio stock di uranio altamente arricchito, ma la dichiarazione è stata subito smentita dal portavoce degli Esteri di Teheran, che ha definito la richiesta “irricevibile”.

L’Iran dispone di circa 400 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, una quantità significativa. Tra le ipotesi in discussione vi è quella di sbloccare asset iraniani congelati in cambio della consegna dello stock, mentre Teheran chiede un alleggerimento sostanziale delle sanzioni e lo sblocco di oltre 20 miliardi di dollari.

Il secondo punto critico riguarda i limiti all’arricchimento dell’uranio. Resta aperta la questione della durata di un’eventuale sospensione del programma nucleare iraniano. Teheran ha respinto l’idea, attribuita a Trump, di uno stop indefinito, affermando che “non accetterà mai” di essere un’eccezione al diritto internazionale. Durante i colloqui delle scorse settimane, i negoziatori americani avrebbero proposto una pausa di 20 anni, mentre l’Iran avrebbe avanzato una controproposta di cinque anni, rifiutata da Washington.

Infine, rimane il nodo della riapertura dello Stretto di Hormuz. Dopo aver annunciato venerdì la riapertura della rotta marittima, chiusa di fatto per quasi due mesi, l’Iran ha nuovamente imposto restrizioni al traffico in risposta alla decisione americana di mantenere il blocco sui porti iraniani fino a un accordo. E Teheran minaccia di istituire un pedaggio per il passaggio delle navi che rimarrebbe in vigore anche in tempo di pace.