Immortalare immagini affinché resistano all’oblio del tempo. Cristallizzare paesaggi mozzafiato oppure attimi di vita quotidiana, un volto particolarmente espressivo o uno sguardo ordinario. Nell’obiettivo del fotografo Francesco Bugugnoli frammenti di mondo ricostruiscono il presente prima che diventi passato, attraverso la forza della memoria e la lente della percezione.
Originario di Bergamo, Bugugnoli arriva in Australia nel 2013: ha appena 24 anni, alle spalle un lavoro come commesso in un supermercato locale e davanti a sé il desiderio di mettersi alla prova. “Volevo fare un’esperienza, così ho fatto sei mesi di farm in South Australia, nella Barossa Valley”, racconta. Un’avventura intensa, che ricorda ancora come “incredibile”. Poi la ristorazione, i lavori che capitano, l’adattarsi a una vita nuova, facendo quello “che fanno tutti gli italiani” quando arrivano dall’altra parte del mondo. La fotografia, però, è già lì, come un filo sottile che attraversa l’infanzia. È qualcosa di familiare, quasi inevitabile, visto che anche suo padre era fotografo. “Mi ricordo quando ero molto piccolo e lui si chiudeva in queste stanze buie apposta per sviluppare le fotografie con tutte le sostanze chimiche, come si faceva una volta”, dice Bugugnoli. “È sempre stato un settore a cui sono rimasto legato, ha sempre fatto parte della mia vita”. Una presenza costante, che con il tempo si trasforma lentamente in una passione.
“Anche in Italia facevo qualcosa giusto per divertimento mio: video musicali con amici che avevano una band nelle zone di Bergamo. Però era un lavoro di nicchia, ero giovane…”.
Decide così di formarsi davvero: si iscrive a una scuola di video editing e fotografia, dove impara a costruire immagini, a montare pellicole, a dare ordine e senso alle sue storie. “Un ambiente molto stimolante, si lavorava in gruppo e si imparava ad osservare i dettagli”, ricorda.
Poi arriva un viaggio decisivo: un road trip da Margaret River a Broome, lungo la costa immensa del Western Australia. “A livello fotografico ci sono paesaggi incredibili, e lo spostamento continuo mi ha aiutato a sviluppare quest’occhio per i dettagli”, spiega. È lì che lo sguardo si affina, che la fotografia diventa un modo di stare nel mondo.
Eppure, quel modo di osservare ha anche a che fare con le sue radici italiane, riscoperte proprio lontano da casa. “Ho imparato ad apprezzare cosa vuol dire essere italiano quando sono andato via dall’Italia – l’eleganza, il design, tutto ciò in cui siamo estremamente bravi –, confrontandomi con altre culture”.
Oggi il posto del cuore è Melbourne, la città dove vive e dove ha scattato più fotografie. “Puoi vivere nello stesso posto e vedere sempre cose nuove”, racconta. “Per me l’obiettivo è rendere la realtà così com’è, modificare il meno possibile”. Documentare, fissare il soggetto nel tempo, con uno stile essenziale e magistralmente attento.
Nelle foto come nei video, Bugugnoli cerca soprattutto le persone. “Le persone hanno un sacco di cose da dire. Aiutarle ad aprirsi, a raccontare la propria storia, è una delle cose che mi piace di più”.
I suoi scatti restituiscono uno sguardo profondo, capace di leggere l’anima della realtà con inquadrature studiate ma mai artificiose. La tecnica conta, certo, ma ancora più importante è trovare il proprio punto di vista, con l’audacia e la curiosità di cogliere l’attimo giusto.
“L’idea di base nasce dalla memoria. Prima di partire per l’Australia ho perso mio papà e mi sono reso conto che una delle prime cose che si dimenticano, quando una persona viene a mancare, è proprio la sua voce”.
Da questa consapevolezza nasce ‘Legacy Video’, un progetto che Bugugnoli dedica a chi vuole lasciare qualcosa di più di una semplice fotografia: una testimonianza viva. Mini-documentari costruiti con vecchie immagini, oggetti, ricordi e lunghe interviste, pensati soprattutto per migranti, anziani, persone che hanno attraversato oceani o costruito una nuova vita lontano dalla propria terra.
Francesco si muove così come un paziente raccoglitore di memorie, alla ricerca di quelle storie che rischierebbero di svanire. La sua lente, nella fotografia come nei video, ci consegna documenti visivi sui quali vale ancora la pena soffermarsi, prendersi tempo, osservare prima di andare oltre.
“La macchina fotografica – conclude Bugugnoli – può restituire il ricordo di un volto amato e trasformare il presente in qualcosa che non svanisce”.