PARIGI - Di fronte al protrarsi delle violenze urbana e dei saccheggi che stanno mettendo a ferro e fuoco la Francia, il governo transalpino ha deciso di ricorrere a misure straordinarie d’emergenza.

Il primo ministro Sébastien Lecornu ha chiesto ai prefetti di disporre coprifuoco parziali già a partire da questa sera.

“Abbiamo disordini molto localizzati nei centri urbani”, ha spiegato il capo del governo, precisando che le restrizioni “saranno parziali” e applicate “in zone molto limitate”, con la pubblicazione nel pomeriggio di una mappa precisa delle aree interessate. 

Al termine di una riunione interministeriale di crisi, Lecornu ha attaccato duramente le frange radicali: “L’ultrasinistra intende organizzare un disordine estremo nel Paese fino alle elezioni presidenziali. C’è un’intera nebulosa che può attivarsi per rimettere in discussione persino il calendario delle elezioni presidenziali e il loro svolgimento”.

Il premier ha annunciato che farà il punto della situazione con il ministro dell’Interno e i servizi di intelligence. 

Intanto il bilancio economico dei disordini assume contorni drammatici. Secondo Alain Di Crescenzo, presidente della rete delle Camere di Commercio francesi (Cci France), sono almeno duemila i negozi devastati in tutto il Paese: un calcolo preliminare stimava 1.500 attività colpite, ma mancando i dati di diverse città la cifra reale supera quel margine del 10-20%.

A Parigi, la portavoce dell’esecutivo Maud Bregeon ha assicurato il sostegno statale ai commercianti devastati: “Saremo al loro fianco e sarà fatto tutto il possibile per facilitare le procedure necessarie e il restauro dei negozi”. 

Sebbene la situazione sia differente rispetto ai picchi di sabato, la capitale continua a registrare gravi tensioni. Il vicesindaco Emmanuel Grégoire ha definito “insopportabili” le scene di violenza, riferendo della presenza di gruppi di saccheggiatori sparsi in vari quartieri.

I dati diffusi dalla procura di Parigi parlano di almeno 145 fermi per atti di vandalismo, aggressioni alle forze dell’ordine e saccheggi, mentre fonti di polizia citate da Le Figaro elevano a 184 il numero delle persone in custodia, contabilizzando 36 negozi danneggiati (di cui 33 saccheggiati) e 176 incendi appiccati in strada a cestini e biciclette a noleggio. 

Le proteste hanno toccato anche i luoghi simbolici della cultura: gli studenti delle scuole d’arte e di storia dell’arte si sono radunati davanti alla Piramide del Louvre bloccando l’accesso al museo, che è stato costretto alla chiusura temporanea come comunicato dalla direzione sui propri canali social: “Cari visitatori, a causa di una protesta studentesca, il museo è temporaneamente chiuso. Ci scusiamo per il disagio”. 

Sul piano giudiziario complessivo, le forze dell’ordine hanno eseguito 557 fermi durante la sola giornata di mobilitazione di sabato (per il 78% adulti, pari a 433 persone), portando a 2.331 il totale dei provvedimenti dall’inizio degli scontri. Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha confermato che decine di persone si trovano in custodia cautelare. 

In una conferenza stampa al fianco del premier Lecornu, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha annunciato un ulteriore rafforzamento della presenza di polizia e gendarmeria sul territorio per “contenere e impedire di agire ai responsabili delle devastazioni e dei saccheggi”, garantendo maggiore mobilità in vista del prossimo fine settimana. 

Nuñez aveva precedentemente ammesso in un’intervista a France Inter che le forze dell’ordine avevano “perso il controllo” in alcune grandi città durante il weekend a causa di una “mancanza di lungimiranza” nei preparativi: “Mi sento responsabile di tutto quello che è accaduto. Mi assumo la mia parte di responsabilità“.

Il ministro ha spiegato che la partecipazione effettiva ha raggiunto quota 500mila manifestanti a fronte di una stima della vigilia di circa 200mila, rendendo il dispositivo di sicurezza insufficiente. Motivo per cui aveva presentato dimissioni poi respinte dal presidente Macron. 

Nuñez ha tuttavia preteso “una risposta estremamente ferma da parte della giustizia” contro “i vandali, i saccheggiatori e gli attivisti dell’ultrasinistra”, accusando alcuni di loro di aver persino cercato di “uccidere dei poliziotti” e imputando al partito La France Insoumise (Lfi) una “responsabilità politica” per non aver condannato le violenze con sufficiente vigore. 

Nonostante le misure annunciate dalle autorità, il movimento dei Gilet Gialli ha ufficializzato la volontà di proseguire la mobilitazione.

Attraverso il sito 17octobregiletjaune.net, il coordinamento ha rivendicato i numeri dello scorso fine settimana (stimati sulla propria piattaforma in 800mila partecipanti e oltre 1.700 azioni sul territorio) e ha lanciato l’appello per il “secondo atto” previsto per sabato 24 ottobre, pubblicando una mappa con diverse decine di manifestazioni già programmate in tutto il Paese. Benjamin Ball, editore del sito, ha confermato all’agenzia Afp che “c’è chiaramente una grande spinta affinché ci sia un secondo atto”.