TEL AVIV - A otto giorni dalle elezioni alla Knesset del 27 ottobre, la politica israeliana registra una svolta storica. Il leader di Blu e Bianco ed ex capo di Stato Maggiore, Benny Gantz, ha annunciato ufficialmente il suo ritiro.
“Non mi candiderò alle prossime elezioni, ma continuerò a lottare per l’unità“, ha dichiarato, aggiungendo: “È l’unica soluzione che può impedire un’altra catastrofe e proteggere Israele di fronte a tutte le sfide, interne ed esterne”. Il leader politico terrà una conferenza stampa alle 20:00 per illustrare la decisione.
La decisione di Gantz chiude una parabola politica iniziata nel 2019 quando, alla guida dell’alleanza originale Blu e Bianco fondata con Yair Lapid, Moshe Ya’alon e Gabi Ashkenazi, era riuscito a posizionarsi come il principale rivale di Benjamin Netanyahu, ottenendo 35 seggi e oltre 1,12 milioni di voti, e toccando i 33 seggi nelle due successive tornate elettorali.
La traiettoria dell’ex generale è cambiata radicalmente con la scelta, in piena pandemia, di entrare in un governo di unità con Netanyahu come ministro della Difesa e primo ministro alterno, mossa che provocò la rottura dell’alleanza con Lapid e Ya’alon.
Negli anni successivi, attraverso varie ricostruzioni della forza politica (tra cui l’alleanza Unità Nazionale con Gideon Sa’ar e Gadi Eisenkot) e la partecipazione al governo di emergenza e al gabinetto di guerra dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, Gantz ha visto sgretolarsi progressivamente la sua base e la sua squadra politica, con i successivi abbandoni di Sa’ar, Eisenkot e, nel 2026, dei collaboratori storici Hili Tropper, Orit Farkash-Hacohen ed Eitan Ginzburg.
Nonostante avesse ribadito meno di due settimane fa l’intenzione di correre fino in fondo, Gantz ha preferito ritirarsi di fronte a rilevazioni che attribuivano al suo partito appena lo 0,5% delle preferenze, ben al di sotto della soglia di sbarramento del 3,25%, evitando così di disperdere i voti dei propri sostenitori. Il suo continuo posizionarsi al centro tra i vari blocchi e la tendenza a un linguaggio spesso ambiguo o a gaffe comunicative hanno finito per erodere l’identità del suo elettorato.
Il ritiro di Gantz si inserisce in un panorama elettorale ancora incerto. Secondo un sondaggio dell’emittente pubblica Kan, circa il 30% della popolazione si dichiara indeciso in vista del voto. Le maggiori preoccupazioni degli elettori sono divise tra l’economia (34%) e la sicurezza nazionale (32%).
Le priorità variano sensibilmente a seconda dell’appartenenza politica: tra gli elettori della coalizione di governo il 45% indica la sicurezza come tema principale e solo il 19% l’economia; al contrario, il 41% dei sostenitori dell’opposizione mette al primo posto il costo della vita e solo il 28% la sicurezza. Quasi il 20% degli intervistati afferma che un mutamento nel quadro della sicurezza o un’ulteriore variazione del costo della vita potrebbe far cambiare la propria scelta di voto.
Qualora nessun blocco ottenesse la maggioranza alla Knesset, il 33% del campione si dice favorevole a un governo di unità nazionale composto da entrambi gli schieramenti.
Parallelamente alle manovre elettorali, si registrano nuovi episodi di violenza in Cisgiordania. L’autovettura di Fleur Hassan-Nahum, candidata numero 5 nella lista del partito Yisrael Beytenu guidato da Ofer Winter, è stata attaccata con pietre e oggetti da gruppi palestinesi mentre attraversava il villaggio di Turmus Ayya, nella regione di Benjamin, durante un tour elettorale nei pressi di Ramallah a cui partecipavano anche influencer e leader d’opinione internazionali.
I telegiornali israeliani hanno mostrato immagini del veicolo con il finestrino infranto da una pietra, che ha provocato il ferimento leggero di alcuni passeggeri. L’episodio ha scatenato la dura reazione dell’ex generale Ofer Winter, che ha accusato l’esecutivo di non contrastare il terrorismo: “Per quanto tempo ancora i cittadini israeliani dovranno vivere nella paura?“.
Sul fronte delle operazioni militari, un attacco condotto con un drone dell’Idf (Forze di difesa israeliane) nel quartiere di Sheikh Radwan, a nord-ovest di Gaza City, ha provocato un morto e diversi feriti, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa palestinese Wafa.
Si aggrava allo stesso tempo l’emergenza umanitaria nella Striscia. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) ha annunciato una drastica riduzione dei propri interventi a causa di gravi carenze nei finanziamenti, con una diminuzione di 500 mila unità nel numero di persone assistite ogni mese.
L’agenzia Onu ha esortato la comunità internazionale a non “distogliere lo sguardo” dalla popolazione devastata dal conflitto, spiegando in una nota ufficiale che “a causa di carenze di finanziamenti, mezzo milione di persone perderà l’accesso agli aiuti. Queste sono le scelte che dobbiamo compiere per garantire che le nostre risorse durino il più a lungo possibile”.