GENOVA – I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano hanno lasciato nel tardo pomeriggio l’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova, dopo aver occupato per diverse ore l’area degli imbarchi per protestare contro il rischio di un aumento dei dipendenti in cassa integrazione.
La decisione è arrivata dopo una comunicazione del ministero del Lavoro, che ha annunciato un incontro a Palazzo Chigi per il prossimo 27 ottobre. Fino a quella data resterà invariato il numero dei lavoratori in cassa integrazione straordinaria, attualmente 280, senza l’estensione a 870 dipendenti richiesta dai commissari dell’azienda.
La protesta era iniziata in mattinata, quando gli operai avevano raggiunto l’aeroporto ed erano entrati nella zona degli imbarchi.
“Dichiariamo ufficialmente che l’aeroporto è occupato”, avevano annunciato i manifestanti, chiedendo al governo garanzie sul futuro dello stabilimento e sulla continuità della produzione.
All’origine della mobilitazione c’è la richiesta di nuova cassa integrazione avanzata dai commissari dell’ex Ilva, arrivata pochi giorni dopo un impegno scritto a garantire la prosecuzione delle attività.
“Mercoledì hanno firmato a Roma e inviato al prefetto una lettera che garantiva la continuità produttiva. Venerdì, a mezzanotte, hanno inviato una Pec prendendo in giro tutta la città”, ha denunciato Armando Palombo, rappresentante della Fiom.
Secondo i sindacati, il problema principale riguarda la mancanza di materiale necessario per mantenere attiva la produzione.
Nicola Appice, della Fim Cisl, ha ricordato che dopo tre giorni di presidio davanti alla Prefettura sembrava essere stata garantita una fornitura temporanea di 35mila tonnellate di coils, i rotoli di acciaio utilizzati nelle lavorazioni dello stabilimento.
La successiva richiesta di ampliare la cassa integrazione ha però riacceso le preoccupazioni. “Rischia di bloccare interi reparti, compresi quelli impiegatizi. Se si fermano quelli, rischia di bloccarsi tutta la lavorazione rimasta”, ha spiegato Appice.
Anche Fabio Ceraudo, rappresentante dell’Usb, ha ribadito la necessità di difendere lo stabilimento genovese e i posti di lavoro.
Durante l’occupazione, gli operai si sono seduti a terra nell’area delle partenze, battendo i caschi sul pavimento. Inizialmente avevano lasciato aperto un corridoio per permettere ai passeggeri di raggiungere i gate, ma successivamente hanno chiuso anche quel passaggio.
Si sono verificati brevi momenti di tensione tra i manifestanti e alcune persone in attesa di accedere ai banchi del check-in.
All’aeroporto è arrivato anche uno striscione di solidarietà dei lavoratori Ericsson, azienda che ha annunciato 131 licenziamenti nei giorni scorsi.
L’annuncio del confronto a Palazzo Chigi ha infine permesso di interrompere la protesta. La vertenza, tuttavia, resta aperta.