BUENOS AIRES - La fase finale del processo per la morte di Diego Armando Maradona è segnata da una nuova polemica, questa volta all’interno della stessa famiglia del campione argentino. 

Le divergenze tra le figlie Dalma e Jana sono emerse in seguito alle richieste formulate durante le arringhe, con posizioni differenti sulla responsabilità degli imputati, in particolare dello psicologo Carlos Díaz.

Fernando Burlando, avvocato di Dalma e Gianinna Maradona, ha chiesto pene per tutti gli accusati. Il legale di Jana, invece, ha sollecitato l’assoluzione di Díaz, una posizione che ha provocato la reazione della figlia maggiore del Diez e dato origine a un duro scambio sui social network.

“Se c’è una cosa che abbiamo chiara fin dall’inizio, è che noi chiediamo giustizia per nostro padre”, ha dichiarato Dalma. “Qualsiasi persona che non sia allineata su questo punto, per me smette di esistere”.

L’attrice ha raccontato di essere rimasta sorpresa nello scoprire che le posizioni tra i figli di Diego non fossero così vicine come credeva: “Eravamo, almeno in teoria, tutti allineati nel chiedere la stessa cosa. Ieri è stata una sorpresa molto grande renderci conto che non era così”.

Dalma ha poi pubblicato una storia su Instagram, successivamente chiarendo che il messaggio era rivolto direttamente a Jana.
“Cerco di capire perché qualcuno dovrebbe chiedere l’assoluzione di una persona che ti ha detto in faccia che non potevi andare a trovare tuo padre perché era meglio per il suo trattamento, per poi scoprire che l’unico scopo di quella richiesta era isolarlo!”, ha scritto facendo riferimento è ai messaggi che la stessa Jana aveva consegnato alla procura.

Nello scambio su WhatsApp, Díaz le spiegava che non avrebbe dovuto visitare Diego perché, secondo quanto riferito dallo psicologo, era stato lo stesso Maradona a chiederlo. 

La motivazione sarebbe stata anche quella di evitare il ripetersi di precedenti episodi in cui il campione si era sentito male. Dalle informazioni disponibili, tuttavia, non è possibile ricostruire con precisione le circostanze di quegli episodi.

La richiesta di assoluzione avanzata dalla difesa di Jana ha quindi aperto una frattura tra le sorelle, proprio mentre il processo si avvia verso la conclusione.

Jana ha risposto pubblicamente alla sorella, accusandola di voler costruire una rappresentazione falsa della sua posizione.
“Prima delle arringhe, i miei avvocati hanno parlato con quelli delle parti civili e con la procura, esponendo la nostra posizione su ciascun imputato. La questione Díaz è stata effettivamente oggetto di discussione. Su sette imputati, abbiamo concordato su sei”, ha spiegato.

Jana ha precisato di non sapere quali informazioni fossero state condivise tra Dalma e i suoi legali, sottolineando che ciascuna parte è libera di sostenere la posizione che ritiene corretta. “Non è né giusto né sbagliato: ognuno fa ciò che ritiene opportuno e corretto. Quello che è sbagliato è accusare l’altro in modo ingiustificato e malizioso”, ha aggiunto.

La figlia di Maradona ha anche chiarito di non avere alcuna stima personale per Carlos Díaz, pur contestando le accuse rivoltele dalla sorella. “Díaz continua a sembrarmi una persona stupida e sgradevole, questo è chiarissimo e l’ho detto anche nella mia arringa”, ha affermato.

Rivolgendosi direttamente a Dalma, Jana ha sostenuto che il problema non fosse la possibilità di esprimere liberamente le proprie opinioni sui social, ma il modo in cui la sorella avrebbe presentato la sua posizione. “Il problema è che cerchi di costruire una narrazione per farmi passare come una figlia di poco valore, basandoti su una menzogna che ti piacerebbe fosse vera, perché confermerebbe che avevi ragione. Ma non è così”, ha dichiarato.

Jana ha inoltre negato categoricamente qualsiasi accordo con Matías Morla, l’ex avvocato e procuratore di suo padre, finito al centro di altre controversie giudiziarie legate alla gestione degli interessi del campione. “Morla non mi paga, non ho raggiunto alcun accordo con lui”, ha assicurato.

A sostegno della propria posizione, ha ricordato le iniziative giudiziarie portate avanti insieme a Gianinna e Dalma in un altro procedimento penale contro Morla e altre persone a lui vicine.

“Sono ormai sei anni che Gianinna, tu e io combattiamo insieme in un altro processo penale contro di lui e il suo gruppo. E, tanto per fare un esempio, l’ultima udienza si è svolta due o tre settimane fa e le uniche due presenti eravamo tu e io”, ha scritto.

Jana ha inoltre sostenuto di aver chiesto, nella propria arringa, che venissero avviate indagini su Pomargo, cognato di Morla, e Vanesa Morla, sorella dell’ex legale, ipotizzandone un coinvolgimento nell’omicidio del padre.

“Nella mia arringa ho chiesto che fossero indagati come coautori dell’omicidio di nostro padre. Siamo state le uniche a farlo. Credo che la mia posizione sia chiara. Non omettete fatti e non inventate”, ha affermato.

Nella sua risposta, Jana ha anche rimproverato alla sorella di aver scelto i social e i mezzi di comunicazione anziché un confronto privato: “Se volete davvero sapere come stanno le cose, invece di parlarne sui media e sui social, avete il mio numero. Scrivetemi, chiedetemi e la questione si chiude”, ha dichiarato.

La figlia di Maradona ha quindi difeso il proprio operato, ricordando che la decisione finale spetta al tribunale e non alle parti coinvolte nel procedimento. “Né la mia posizione, che può essere corretta oppure no, né quella degli altri accusatori determineranno la decisione dei giudici, nei quali confido e che emetteranno una sentenza giusta”, ha scritto.

Jana ha concluso il suo intervento manifestando la propria esasperazione per una controversia che si aggiunge al dolore della perdita del padre. Infine, ha rivolto un’ultima critica alla sorella maggiore: “Non è la prima volta. Sono ormai abituata ai tuoi impulsi, anche se normalmente si manifestano in privato”.

Dalma ha risposto a sua volta attraverso una storia sui social, replicando alle dichiarazioni di Jana e cercando di chiudere la controversia pubblica: “Per me la questione finisce qui, perché l’attenzione deve concentrarsi sull’unica cosa che conta davvero: che mio padre ottenga giustizia”, ha scritto.

Intanto, il processo si avvicina alla conclusione. Il 22 ottobre, con le ultime dichiarazioni degli imputati, finirà la fase delle udienze. A quel punto, il Tribunale orale n. 7 di San Isidro, composto dai giudici Alberto Gaig, Alberto Ortolani e Pablo Rolón, si prenderà il tempo necessario per valutare le prove e deliberare la sentenza.