ROMA - Elly Schlein ufficializza la propria candidatura alla presidenza del Consiglio e chiede al Partito democratico di sostenerla nella sfida contro Giorgia Meloni. La segretaria dem ha annunciato la sua disponibilità durante l’assemblea nazionale del partito, riunita alla Nuvola di Roma, chiarendo di essere pronta a guidare il centrosinistra anche senza passare dalle primarie.
“Sono pronta a guidare questa comunità e a guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza le primarie”, ha dichiarato Schlein, rendendo esplicita un’ambizione che aveva già manifestato negli ultimi mesi.
L’assemblea ha poi approvato, con 578 voti favorevoli, tre contrari e 26 astenuti, un ordine del giorno che indica Schlein come unica candidata del Pd alle eventuali primarie della coalizione.
La decisione non stabilisce ancora chi sarà il candidato premier del centrosinistra, ma definisce la posizione del Partito democratico in vista del confronto con gli alleati.
Il principale nodo riguarda Giuseppe Conte, anche lui determinato a guidare la coalizione ma che sostiene la necessità di scegliere il nome attraverso le primarie.
Schlein non esclude questa possibilità, ma considera preferibile che la guida dell’alleanza spetti al rappresentante del partito con il maggiore consenso elettorale, cioè, nelle sue intenzioni, al Pd.
La scelta dell’assemblea ha provocato tensioni anche all’interno del partito. La minoranza riformista aveva chiesto che alle eventuali primarie partecipassero più esponenti democratici, anziché presentare soltanto la segretaria.
Tra i sostenitori di questa posizione figura l’europarlamentare Giorgio Gori. Durante l’assemblea, Lorenzo Guerini ha chiarito che il sostegno a Schlein non è in discussione, ma ha annunciato l’astensione dei riformisti sull’ordine del giorno.
Critico anche il senatore Filippo Sensi, che dopo il voto ha scritto sui social: “Unità sì. Unanimità no. Non c’era bisogno di forzature”.
L’assemblea era stata convocata principalmente per modificare lo Statuto del Pd e prorogare il mandato della segretaria, che altrimenti sarebbe scaduto nel marzo 2027, durante la campagna elettorale. La modifica è stata approvata all’unanimità da tutte le correnti.
“Avevano scommesso che non sarei durata sei mesi e invece sono ancora qua”, ha commentato Schlein, rivendicando la stabilità della propria leadership.
La segretaria ha respinto anche l’ipotesi di affidare la guida del centrosinistra a una figura esterna ai principali partiti, capace di mettere d’accordo tutte le forze della coalizione.
“A chi tifa pareggio e pensa a un leader più disponibile alle larghe intese noi diciamo: mai più larghe intese”, ha affermato, aggiungendo: “Siamo qua per vincere con la nostra alleanza progressista”.
Schlein ha quindi invitato gli alleati ad accelerare la costruzione di un programma comune, sottolineando che esistono già diversi punti di convergenza sulle politiche economiche e sociali.
“Anche questa settimana abbiamo scritto una risoluzione con 21 punti di politica economica e sociale condivisa”, ha ricordato.
Per la leader dem è necessario riunire tutte le forze progressiste che già collaborano nelle amministrazioni regionali e ampliare la coalizione, senza escludere un coinvolgimento di Italia Viva.
“Bisogna allargare, non restringere”, ha ribadito, invitando gli alleati a sedersi quanto prima al tavolo programmatico.