CITTÀ DEL GUATEMALA – L’avvocato Juan Francisco Solórzano Foppa, uno dei nomi più conosciuti della lotta alla corruzione in Guatemala, è stato assassinato a colpi d’arma da fuoco sabato mattina al Campo Marte, un frequentato complesso sportivo della capitale, durante una partita di calcio amatoriale. Aveva 43 anni.
A distanza di due giorni, il delitto non ha un autore: due uomini, precedentemente arrestati, sono stati rimessi in libertà e la polizia è sotto esame per le modalità con cui li ha fermati.
Erano le 9.40 e la partita si stava disputando su un campo in erba sintetica, sotto gli occhi di famiglie e bambini che trascorrevano la mattinata nel complesso, tra cui il figlio minore dell’ex procuratore.
Diversi uomini armati sono entrati in campo e hanno aperto il fuoco. Sul posto sono rimasti oltre 50 bossoli e, secondo i primi accertamenti, Solórzano Foppa è stato raggiunto da una ventina di proiettili.
I colpi hanno raggiunto anche Gustavo Adolfo Aguilar Gamarro, un amico con cui stava giocando la partita, morto sul posto per un proiettile al petto. Ex judoka, conosciuto come “Tavo”, lavorava come assistente dell’Ufficio informazioni pubbliche della Federazione sportiva nazionale di judo e, secondo quanto raccontato dai colleghi durante la veglia funebre, si stava preparando a sostenere l’esame per la cintura blu.
Gli investigatori ritengono che non fosse l’obiettivo dell’attacco, ma una vittima collaterale. Ci sono stati anche diversi feriti.
“Nessuno dei due meritava questa morte”, ha dichiarato il presidente Bernardo Arévalo in un messaggio alla nazione, ricordando che entrambi stavano semplicemente trascorrendo “una mattinata di svago”.
Solórzano Foppa aveva una scorta di polizia dal 2010, per il suo lavoro come procuratore contro le bande criminali. Secondo il ministero dell’Interno, i suoi uomini di scorta si trovavano a circa 30 o 40 metri di distanza e non sono riusciti a reagire in tempo.
La sua carriera spiega lo sconcerto provocato dall’omicidio. Faceva parte della generazione di procuratori che aveva lavorato insieme alla Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala (Cicig), un organismo sostenuto dall’Onu che ha operato tra il 2007 e il 2019, quando il governo di Jimmy Morales ne ha decretato la fine.
Tra il 2013 e il 2016 ha diretto l’unità di Analisi criminale della Procura e ha elaborato gli schemi investigativi che hanno portato alla luce La Línea, una rete di frodi doganali che, nel 2015, ha costretto alle dimissioni e portato in carcere l’allora presidente Otto Pérez Molina.
Successivamente, fino al 2018, ha guidato la Soprintendenza dell’amministrazione tributaria (Sat), l’organismo incaricato della riscossione delle imposte. Negli ultimi anni ha difeso il giornalista José Rubén Zamora, rimasto in carcere per anni, e ha denunciato legami tra esponenti politici e il Barrio 18, una delle due grandi bande criminali, o “maras”, dell’America Centrale, insieme alla MS-13.
Pochi giorni prima di morire aveva accusato sui social network alcuni mercenari della Cia di essere coinvolti in un’operazione fallita a Huité, nell’est del Paese, dove sono morti otto contadini. Per il momento, nulla indica un collegamento tra quella denuncia e l’omicidio. Era inoltre nipote della poetessa Alaíde Foppa, scomparsa nel 1980 durante la dittatura di Romeo Lucas García.
La sua storia recente riflette anche gli anni più bui della giustizia guatemalteca. Tra il 2018 e il maggio di quest’anno, la Procura è stata guidata da Consuelo Porras, sanzionata dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea, dal Canada e da decine di altri Paesi per aver ostacolato le indagini sulla corruzione.
Durante la gestione di Porras, decine di procuratori, giudici, giornalisti e attivisti sono stati sottoposti a procedimenti penali e molti di loro hanno scelto l’esilio. Solórzano Foppa è stato uno dei bersagli. Nell’aprile 2023 venne addirittura arrestato con l’accusa di ostacolare l’azione penale nell’ambito della difesa di Zamora.
Dopo un periodo in carcere, ha accettato le accuse nell’ambito di un procedimento abbreviato e ha ricevuto una condanna a due anni di reclusione commutabile in pena pecuniaria, che gli ha permesso di recuperare la libertà.
La stessa Procura ha poi tentato di impedire l’insediamento di Arévalo, un sociologo di centrosinistra che ha vinto le elezioni del 2023 con un programma anticorruzione ed è arrivato al potere nel gennaio 2024. Il presidente aveva allora denunciato un tentativo di colpo di Stato.
Dieci minuti dopo l’attacco, la Polizia nazionale civile (Pnc) ha arrestato due fratelli, Rigoberto e Daniel Zaqueo Choc Toz, di 30 e 18 anni, sostenendo di aver sequestrato loro una carabina. I due, fattorini di un’applicazione di consegne a domicilio, hanno negato ogni coinvolgimento e denunciato che gli agenti avevano nascosto l’arma nel loro zaino.
Domenica 19 ottobre, una giudice ha disposto il proscioglimento per insufficienza di elementi a carico, su richiesta dello stesso Ministerio Público, come viene chiamata la Procura in Guatemala. Secondo fonti giudiziarie citate dal quotidiano La Hora, il fucile sarebbe stato collocato dagli agenti e non sarebbe quello utilizzato nell’attacco.
Il ministro dell’Interno, Marco Antonio Villeda, aveva avvertito che non si era ancora “nella fase delle certezze” e aveva lasciato intendere che all’attacco avrebbero partecipato quattro persone.
Il fascicolo è stato sottoposto al segreto istruttorio totale e la Procura ha comunicato di lavorare con il supporto tecnico di “alleati internazionali”, tra cui l’Fbi.
Per il procuratore generale Gabriel García Luna, che a maggio ha sostituito Porras con il mandato di porre fine alla persecuzione giudiziaria ad personam, il caso rappresenta una prova del fuoco: dovrà identificare gli esecutori materiali, i mandanti dell’omicidio e anche gli agenti che hanno inscenato gli arresti.
Arévalo, che ha ordinato al ministero dell’Interno di intervenire immediatamente, ha avvertito che si sbagliano coloro che credono che il terrore possa intimidire il Paese. Alle condanne si sono aggiunte quelle dell’ambasciata degli Stati Uniti e della Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh), che ha ricordato le sue denunce contro il cosiddetto “patto dei corrotti”, come viene definita in Guatemala l’alleanza informale tra politici, imprenditori e operatori giudiziari che ha frenato la lotta alla corruzione.
Parole di ripudio sono arrivate anche dall’Unione Europea e del segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa), Albert Ramdin, che hanno chiesto un’indagine approfondita e indipendente.
Dalle prime ore di questo lunedì, familiari, amici e colleghi rendono omaggio alla salma in una camera ardente della capitale. Domani, prima della sepoltura nel cimitero Los Parques, si terrà una commemorazione pubblica in Plaza de la Constitución. La data non è casuale: il 20 ottobre il Guatemala ricorda la Rivoluzione del 1944, che ha inaugurato la prima fase democratica del Paese.