CANBERRA – Il primo ministro Anthony Albanese ha lasciato intendere con maggiore chiarezza che il governo federale non introdurrà una nuova tassa sul settore del gas nel prossimo bilancio, nonostante le crescenti pressioni politiche per un intervento sui profitti dell’industria.
Ospite di ABC, Albanese ha sottolineato il contributo fiscale già garantito dalle compagnie energetiche. “Pagano circa 22 miliardi di dollari”, ha dichiarato, evidenziando anche il ruolo degli investimenti internazionali nello sviluppo del settore. Senza quei capitali, ha aggiunto, l’industria del gas in Australia non avrebbe raggiunto l’attuale livello.
Negli ultimi mesi si è intensificato il dibattito su un possibile prelievo del 25% sulle esportazioni di gas naturale liquefatto, in un contesto segnato da prezzi elevati quale conseguenza diretta del conflitto in Iran. La proposta trova consensi anche all’interno del Partito laburista, ma l’esecutivo evita di prendere impegni prima della presentazione del budget del 12 maggio.
Nel frattempo, le principali aziende del settore – tra cui Woodside, Chevron, Santos e INPEX – si preparano a difendere la loro posizione davanti a un’audizione del Senato guidata dai Verdi. Il nodo centrale riguarda l’efficacia dell’attuale sistema fiscale, in particolare la Petroleum Resource Rent Tax (PRRT), spesso criticata per i ricavi limitati generati per le casse pubbliche.
Le compagnie respingono le accuse. Chevron ha avvertito che un aumento della pressione fiscale potrebbe ridurre l’attrattività dell’Australia per gli investimenti a lungo termine, mentre INPEX ha sostenuto che il basso gettito iniziale è parte del funzionamento previsto del sistema, destinato a crescere con la maturazione dei progetti.
Sul fronte opposto, gruppi di analisi e organizzazioni climatiche vedono nella situazione attuale un’opportunità per ripensare il ruolo del gas nell’economia nazionale. Climate Analytics ha indicato che una revisione del sistema fiscale potrebbe favorire una riduzione graduale della dipendenza dai combustibili fossili.
Il confronto si inserisce in un contesto più ampio, in cui il governo deve bilanciare entrate fiscali, attrattività per gli investimenti e transizione energetica. Per ora, la linea resta prudente, mentre il dibattito politico e industriale si intensifica in vista delle decisioni della manovra.