CANBERRA – Le bollette del gas sono destinate a salire mentre sempre più nuclei familiari abbandonano la rete, lasciando a un numero ridotto di utenti il peso dei costi infrastrutturali.

È l’avvertimento lanciato da Energy Consumers Australia, che chiede un’uscita graduale e ordinata dal gas per evitare squilibri tra i consumatori.

Secondo l’organizzazione, molti australiani acquistano ancora cucine e sistemi di riscaldamento a gas senza essere informati sulle conseguenze economiche nel lungo periodo. “Quando compriamo un cartone di uova sappiamo cosa stiamo acquistando, ma non esistono informazioni semplici e immediate sugli elettrodomestici a gas”, ha spiegato Brian Spak, responsabile strategico del gruppo.

Il problema è strutturale: con l’avanzare dell’elettrificazione, la base di utenti del gas si restringe, ma i costi della rete – tubature, manutenzione, distribuzione – restano. Questo significa che chi rimane collegato deve coprire una quota sempre più alta.

Le previsioni dell’Australian Energy Market Operator indicano un calo vicino all’80% dell’uso domestico e commerciale di gas entro il 2045. Gli effetti sui prezzi potrebbero essere marcati: nel South Australia, le bollette potrebbero aumentare di circa il 65% nel prossimo decennio per chi non passa all’elettrico, con rincari ancora più pesanti entro metà secolo.

Le categorie più esposte sono affittuari, famiglie a basso reddito e residenti in appartamenti, spesso con limitate possibilità di cambiare impianto.

Per gestire la transizione, Energy Consumers Australia propone una serie di misure: etichette chiare sugli elettrodomestici, sostituzione obbligatoria con alternative elettriche quando un impianto a gas è soggetto a un guasto nelle abitazioni in affitto, e riduzione dei costi di conversione.

Un altro nodo è la gestione della rete esistente, valutata circa 11 miliardi di dollari. Secondo l’organizzazione, i costi dovrebbero essere distribuiti tra consumatori, operatori, investitori e, in parte, contribuenti, evitando che ricadano solo sugli utenti rimasti.

Alcuni regolatori hanno già iniziato a intervenire, introducendo contributi iniziali per le nuove connessioni al gas, così da evitare che le spese vengano scaricate sull’intero sistema.

A livello politico, però, manca una linea comune. Giurisdizioni come Victoria e Australian Capital Territory stanno accelerando verso l’elettrificazione, mentre altri Stati procedono con maggiore cautela.

Il problema resta politico oltre che economico: limitare o meno l’uso del gas nelle nuove abitazioni. Una scelta che molti governi esitano a rendere esplicita, pur riconoscendo la direzione del mercato.