WASHINGTON – La Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi, ma la decisione evidenzia una spaccatura interna che non si vedeva da oltre trent’anni, con più membri contrari alla linea ufficiale e un dibattito sempre più acceso sulla direzione della politica monetaria.

Il tasso di sconto resta nell’intervallo compreso tra il 3,50% e il 3,75%, ma il voto – 8 favorevoli e 4 contrari – rappresenta il livello di dissenso più alto dal 1992. Tre esponenti del board hanno contestato l’inserimento nel comunicato di un orientamento favorevole a futuri tagli, mentre un quarto ha votato direttamente per una riduzione immediata di un quarto di punto.

Nel comunicato, la Fed ha riconosciuto che “l’inflazione resta elevata”, attribuendo parte della dinamica recente all’aumento dei prezzi energetici. Un cambio di tono rispetto alle formulazioni precedenti, che segnalavano una situazione meno accentuata.

Il rincaro del petrolio, alimentato dal conflitto in Medio Oriente, complica il quadro. Con il greggio sopra i 100 dollari al barile, la Banca centrale si trova davanti a un dilemma: frenare l’inflazione oppure sostenere la crescita, in un contesto in cui gli effetti economici dello shock energetico restano incerti.

Allo stesso tempo, il mercato del lavoro mostra stabilità, con la disoccupazione poco variata negli ultimi mesi, mentre l’economia continua a espandersi con ritmo solido. Un equilibrio che rende più difficile giustificare interventi rapidi.

La divisione interna si presenta in una fase delicata anche sul piano istituzionale. Il mandato del presidente Jerome Powell è in scadenza a metà maggio, mentre il Senato ha avviato l’iter per confermare Kevin Warsh come suo successore, figura ritenuta più allineata alle richieste della Casa Bianca.

Donald Trump ha più volte sollecitato un allentamento della politica monetaria, aumentando la pressione sull’istituto. Powell, nella conferenza stampa successiva alla riunione, ha difeso l’indipendenza della Fed, parlando di attacchi che rischiano di minarne il ruolo.

Nonostante le divergenze, Powell ha escluso che il consiglio stia valutando rialzi dei tassi d’interesse nel breve periodo. Resta però aperta la questione su tempi e modalità di eventuali tagli, con una Banca centrale che appare meno compatta proprio mentre cresce l’incertezza sul fronte economico globale.