ADELAIDE – Negli ultimi anni, in molte università australiane le discipline umanistiche hanno subito tagli, accorpamenti e ridimensionamenti, ma è necessario proseguire nella ricerca di una correzione di quella che sembra una traiettoria ormai delineata.

A ridare speranza a un quadro che appare critico, c’è Stefano Bona, che da quattro anni rappresenta il punto di riferimento del dipartimento di Italianistica alla Flinders University del South Australia. 

“Sono l’unico docente di ruolo in questa disciplina, e ne sono onorato”, ha specificato restituendo una fotografia sulla fragilità strutturale di molte lingue nelle università australiane, ma anche la portata del proprio lavoro: con risorse minime, l’italiano alla Flinders ha consolidato le iscrizioni, rafforzato la presenza nella comunità e avviato nuove collaborazioni.

Tra i dati citati dal docente, spiccano quelli legati alla partecipazione e ai risultati: “Due studentesse di Flinders hanno vinto, nel 2022 e nel 2023, il Premio Italia per il migliore scritto”, un riconoscimento che è diventato anche un segnale del livello raggiunto dai corsi.

Parallelamente, l’università ha ampliato l’offerta culturale, inaugurando un nuovo corso intitolato ‘Italian Style’, dedicato alla cultura e all’immaginario italiano.

Il lavoro di promozione, però, non si è fermato alle aule. Una parte importante del progetto ha riguardato la costruzione di esperienze “vive”, capaci di trasformare lo studio della lingua in un percorso più concreto e motivante. In questo quadro rientra, per esempio, l’organizzazione di due giornate immersive dedicate agli studenti dell’Anno 10, pensate per avvicinare le nuove generazioni all’italiano con un approccio più pratico che accademico.

In parallelo, Flinders ha cercato di rafforzare il legame con il mondo esterno, spingendo l’italiano anche sul terreno delle opportunità professionali. 

“In collaborazione con UniSA, Flinders ha poi creato un evento aperto al pubblico nella Settimana della Lingua Italiana 2024 in cui gli studenti erano i protagonisti, ma anche promosso Italianistica all’Adelaide Italian Festival nel 2023 e 2024. Sono state anche avviate collaborazioni con altre università australiane, invitando il noto giornalista e scrittore Beppe Severgnini a tenere un webinar su Bella figura e italofonia” durante l’ultima edizione della Settimana della Lingua Italiana.

Senza dimenticare l’arrivo nel 2023 di Antonio Curulli, il lettore inviato dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale - equamente condiviso tra Flinders e UniSA. 

Un’importante accelerazione al supporto dell’insegnamento dell’italiano è poi arrivato dal finanziamento del governo del South Australia che ha stanziato un fondo da un milione di dollari in tre anni (dal 2024 al 2026). Somma che, racconta Bona, ha consentito “l’organizzazione di due viaggi di studio all’Università per Stranieri di Siena, coinvolgendo circa 40 studenti universitari”.

A questi si sono aggiunti altri due tour rivolti a una trentina di insegnanti delle scuole primarie e secondarie, pubbliche e private, del South Australia. Per alcuni partecipanti era la prima esperienza all’estero, ma “per tutti - prosegue il docente - è stata un’esperienza altamente motivante: usare l’italiano ‘dal vivo’, conversare con le persone del posto, muoversi in un contesto culturale diverso, scoprire una dimensione storica e artistica difficilmente replicabile in Australia”.

Il futuro, tuttavia, non è privo di ombre. Il 2026 si presenta come un anno complesso, segnato da cambiamenti interni ed esterni. Alla Flinders University sono stati modificati i piani di studio ed è stato chiuso il College of Humanities, Arts and Social Sciences, di cui l’Italianistica faceva parte. Alcune discipline sono state accorpate al College of Business and Governance, mentre l’italiano è stato trasferito nel College of Education, Psychology and Social Work, che nel corso dell’anno dovrebbe cambiare denominazione.

In parallelo, la fusione di UniSA con la University of Adelaide produrrà un effetto collaterale: Flinders non dovrebbe più ricevere nuovi studenti d’italiano provenienti dall’Università di Adelaide, con cui esisteva un programma interuniversitario - il Language Outreach Program - attivo da quarant’anni.

Bona teme che la combinazione di questi fattori possa incidere sul numero di iscritti, proprio in un momento delicato per le discipline non scientifiche in tutta l’Australia.

Un elemento positivo è invece rappresentato dalla logistica, con le lezioni di lingua e (quasi) tutte quelle di cultura che sono state trasferite nel nuovo City Campus in North Terrace, nel cuore di Adelaide, facilmente raggiungibile e vicino alla stazione ferroviaria.

L’offerta rimane sempre molto varia, con corsi di lingua a tutti i livelli, dal principiante all’avanzato, e moduli culturali in inglese dedicati a cinema, architettura, design, moda e mafia, con il coinvolgimento di ospiti di rilievo. 

Il messaggio finale di Bona è un invito diretto, rivolto non solo agli studenti universitari, ma anche a chi frequenta altri corsi di laurea: provare, iscriversi, passare parola. Imparare italiano, sostiene, “non ha controindicazioni” e crea spesso nuove opportunità di studio, carriera, viaggio e vita. “Un investimento sul proprio futuro”.