CANBERRA  – L’Australia rischia di costruire 33mila abitazioni in meno rispetto alle previsioni, con ripercussioni dirette su prezzi e disponibilità, secondo il rapporto annuale del National Housing Supply and Affordability Council.

Prima dell’escalation del conflitto con l’Iran, il settore stava recuperando terreno rispetto agli obiettivi del National Housing Accord, che punta a 1,2 milioni di nuove case entro metà 2029. Le stime parlavano di circa 980mila abitazioni, ancora sotto l’obiettivo ma in miglioramento grazie a un aumento delle approvazioni e dell’avvio dei cantieri.

La chiusura dello Stretto di Hormuz ha però cambiato il quadro. Il rincaro dei carburanti e le difficoltà nelle catene di approvvigionamento – in particolare per materiali come il PVC – hanno fatto salire i costi di costruzione, mettendo sotto stress soprattutto le imprese più piccole.

“Per molte aziende la pressione sui costi è enorme”, ha spiegato la presidente del Council, Susan Lloyd-Hurwitz. Se l’aumento dei costi dovesse attestarsi intorno al 10%, il numero di abitazioni costruite nel periodo dell’accordo scenderebbe in modo sensibile.

Il rischio è che l’impatto sia anche più ampio: le stime non includono fattori come la cautela dei consumatori, la difficoltà ad accedere al credito e il rallentamento dell’economia.

Parallelamente, l’accessibilità abitativa continua a deteriorarsi. Nel 2025, le famiglie con reddito medio hanno destinato il 33,1% delle entrate all’affitto, un livello mai registrato prima. Anche l’acquisto resta lontano: servono oltre 11 anni per accumulare un deposito del 20%.

Il problema principale resta la carenza di offerta. Il tasso di disponibilità degli affitti è sceso intorno al 2% a livello nazionale, ben al di sotto delle medie storiche.

Per le fasce più vulnerabili, trovare una casa è sempre più difficile. Le organizzazioni del settore sociale segnalano un mercato che lascia poche alternative a chi ha redditi bassi, con un numero minimo di abitazioni accessibili.

Secondo Anglicare Australia, tra quasi 49mila annunci analizzati a marzo, solo uno era adatto a una persona che vive con il sussidio JobSeeker.

Il dibattito si concentra ora sulle politiche fiscali e sull’offerta di edilizia pubblica. Ridurre gli incentivi agli investitori e destinare più risorse alla costruzione di alloggi sociali è una delle opzioni sul tavolo, mentre il governo valuta interventi per contenere le tensioni sul mercato.