HOBART - Si stima che in Australia il numero degli animali domestici superi il numero di persone, con il 69% degli australiani che ne possiede almeno uno. I più diffusi sono i pesci, poi i cani, seguiti dai gatti e infine gli uccelli e i piccoli animali quali conigli o porcellini d’India e altri roditori.
Ma, se è vero che la maggioranza dei proprietari di cani è consapevole della necessità di addestrare i propri amici a quattro zampe, non è sempre così scontato per chi vive con un felino. Gli animali comunicano attraverso le azioni e manifestano malessere, o benessere, con il loro comportamento.
Per questo, quando insorgono dei problemi è bene intervenire subito per porre rimedio. Con questo scopo si sono diffuse, negli ultimi anni, figure professionali che vogliono aiutare le famiglie e i loro animali domestici a comprendersi meglio, condizione necessaria per fare sì che la convivenza sia felice per tutti. Ed è con questa missione che Andrea Carne ha deciso di diventare consulente in comportamento felino.
Come infermiera veterinaria per il rifugio dove lavorava, a Hobart in Tasmania, Carne ha visto da vicino le difficoltà legate alla gestione dei gatti, in particolare in contesti sovraffollati. “Sono diventata sempre più consapevole dei loro bisogni”, ha spiegato.
Ed è stata questa consapevolezza che l’ha convinta a esplorare quel campo e approfondire lo studio del comportamento animale. In Australia, però, le opportunità di specializzazione erano limitate, soprattutto per i felini. Nel 2017, quindi, Carne ha iniziato seguendo corsi di addestramento per cani, completando una certificazione presso il Delta Institute, per poi proseguire con studi più specifici sui gatti, spesso attraverso programmi internazionali.
Un anno dopo ha avviato la propria attività, inizialmente con consulenze a domicilio nella regione di Hobart.
In questi anni Carne non ha mai smesso di voler approfondire la sua materia di studio e, sebbene “in Australia la professione non sia ancora regolamentata” e non ci siano corsi di formazione specifici, ha deciso di conseguire il titolo di Certified Cat Behaviour Consultant (CCBC) attraverso l’International Association of Animal Behaviour Consultants (IAABC), un percorso impegnativo che le ha offerto grande soddisfazione e preparazione.
Il suo approccio è chiaro e lineare, come ha spiegato, e consiste nell’analizzare il contesto in cui vive l’animale, “ricostruire la sua storia e individuare le cause dei comportamenti problematici. Ogni caso è differente, perché ogni gatto è diverso”, ha chiarito.
Tra i problemi più comuni, la comportamentalista ha identificato le difficoltà legate all’uso della lettiera, i comportamenti aggressivi e i conflitti tra animali domestici. Tuttavia, la causa di fondo è spesso la stessa: un ambiente poco stimolante. “La maggior parte dei gatti non ha abbastanza cose da fare. Mancano arricchimento, routine e stimoli”.
Proprio l’arricchimento ambientale rappresenta uno degli aspetti più trascurati. Spazi verticali, giochi, nascondigli e attività interattive sono fondamentali, soprattutto per i gatti che vivono esclusivamente in casa. Senza questi elementi, il rischio che l’animale sviluppi comportamenti indesiderati per noia o frustrazione è molto elevato.
Un altro equivoco diffuso riguarda la possibilità di addestrare i gatti. “Assolutamente sì, possono essere addestrati”, ha enfatizzato Carne, sottolineando come la differenza rispetto ai cani risieda nella motivazione: “Mentre i cani tendono a compiacere il proprietario, i gatti agiscono solo se ne vedono un vantaggio. Se ne vale la pena, lo faranno”, ha assicurato.
Per comprendere i propri animali domestici, a prescindere dalla loro razza, Carne ha evidenziato come rimanga valido il principio secondo cui ogni comportamento ha uno scopo. Ignorare o punire l’animale non risolve il problema, anzi rischia di rafforzarlo. È invece necessario capire cosa l’animale sta cercando di comunicare e intervenire di conseguenza.
Tra i casi più insoliti affrontati durante la sua carriera, la consulente ha ricordato quello di un gatto che rubava le scarpe dai vicini per portarle a casa alla sua umana. Un comportamento divertente e apparentemente curioso, ma “l’animale stava semplicemente esprimendo il proprio istinto predatorio, rafforzato dalle reazioni divertite del proprietario”.
“Ho invitato la cliente a ignorare il comportamento dell’animale”, erano infatti proprio le sue risate a indurlo a proseguire nella caccia delle scarpe. Una volta ridotti i rinforzi positivi e introdotte valide alternative di gioco, il problema si è attenuato, anche se è rimasto senza risposta il dilemma su come riunire quelle scarpe ‘rubate’ ai legittimi proprietari.
Certamente Carne non ha tempo di annoiarsi nel suo lavoro, al quale ha dedicato non solo tanto studio e dedizione, ma grazie al quale ha sviluppato la capacità di osservazione e di comprendere meglio il mondo felino, uno dei compagni più fedeli dell’essere umano. Una delle prime evidenze di questa lunga relazione risalirebbe al 7500 a.C. circa, quando a Cipro un uomo è stato sepolto insieme al suo gatto.
Un dato interessante soprattutto alla luce del fatto che nell’isola non c’erano gatti selvatici all’epoca, quindi l’animale deve essere stato introdotto dall’uomo.
Un legame che non si è affivolito con il tempo, neanche quando gli animali hanno smesso di avere una funzione pratica, come quella di cacciare i roditori, e hanno invece assunto soltanto il compito di guardiani del divano.