NEW YORK – Il Board of Peace promosso dal presidente americano Donald Trump ha presentato un piano da 2,45 miliardi di dollari americani, pari a circa 3,46 miliardi australiani, per avviare una prima ricostruzione della Striscia di Gaza, devastata da due anni di offensiva militare israeliana.
La proposta, illustrata durante un evento a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, comprende 66 programmi destinati a riabilitare infrastrutture e attività economiche. Il progetto iniziale coprirebbe sei mesi e consentirebbe soltanto una ricostruzione parziale del territorio.
Il futuro del piano resta tuttavia incerto, mentre Israele e Hamas continuano a non trovare un’intesa sulle condizioni del cessate il fuoco sostenuto dagli Stati Uniti. La tregua era stata annunciata quasi un anno fa, ma non ha posto fine agli attacchi israeliani contro la Striscia. Mercoledì un nuovo raid ha provocato quattro morti, tra cui un esponente di Hamas.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha riconosciuto che la ricostruzione richiederà molto più tempo rispetto alla fase iniziale prevista dal progetto. “Ovviamente si tratta di un piano di lungo periodo. Non è qualcosa che può accadere in sei mesi”, ha dichiarato, aggiungendo che la proposta potrebbe almeno offrire una prospettiva alla popolazione qualora tutte le parti rispettassero i propri impegni.
Jared Kushner, genero di Trump e ideatore del piano, ha ammesso che il percorso ha già incontrato diversi ritardi. Kushner ha sostenuto il diritto di Israele a “finire il lavoro” nella Striscia qualora Hamas non deponga le armi.
A quasi un anno dalla fine dei combattimenti più intensi, la ricostruzione non è ancora iniziata. I negoziatori non hanno raggiunto un accordo sulle condizioni per il disarmo di Hamas e per il ritiro delle forze israeliane.
Gran parte degli edifici della Striscia è stata distrutta e oltre due milioni di residenti sono confinati in circa un terzo del territorio, vivendo soprattutto in tende o in locali sovraffollati all’interno di strutture danneggiate.
Il Board of Peace stima in 35,2 miliardi di dollari americani i danni materiali provocati dal conflitto e calcola che il pieno recupero e la ricostruzione richiederanno circa 71,4 miliardi nei prossimi dieci anni.
Tra gli interventi previsti figurano la riparazione dei valichi di frontiera, il ripristino delle reti elettriche e idriche, la distribuzione di 25mila sistemi portatili a energia solare e il riempimento permanente dei tunnel situati sotto le aree considerate prioritarie per i lavori.
Nickolay Mladenov, principale inviato del Board of Peace per Gaza, ha affermato che l’obiettivo non è riportare la Striscia alle condizioni precedenti alla guerra, ma offrire una nuova prospettiva sia ai palestinesi sia alle comunità israeliane vicine al confine, dopo anni segnati dalla paura della violenza.