MELBOURNE – Insegnare italiano è per Louisa Biviano più di un lavoro, è un modo per “condividere la mia cultura, il modo in cui sono cresciuta. È quasi come condividere una parte di me con gli studenti”.
Quella di sedersi dietro la cattedra, però, non è stata una vocazione all’inizio, ma un amore cresciuto con il passare del tempo.
Responsabile del curriculum di Lingue al Genazzano FCJ College, oltre che docente di italiano e psicologia, Biviano era partita proprio da quest’ultima materia quando si era iscritta alla Swinburne University.
L’italiano era arrivato quasi lateralmente, per completare alcune materie opzionali. Lo aveva già studiato alle superiori e la scelta era sembrata naturale. Poi, progressivamente, i due percorsi hanno cominciato a intrecciarsi.
D’altra parte, la lingua faceva parte della sua vita fin dalla nascita. La madre è nata in Australia da genitori abruzzesi, mentre il padre proviene da Lipari. Da bambina Biviano parlava italiano in casa, soprattutto con la nonna.
Con l’ingresso a scuola, però, l’inglese aveva progressivamente preso il sopravvento anche tra le mura domestiche, senza cancellare quel legame con le sue origini.
La decisione di intraprendere la carriera da insegnante arriva quasi per caso. Mentre completava il suo Honours in italiano, Biviano, che all’epoca era una giovane madre single alla ricerca di un lavoro, aveva bisogno di un’occupazione che le permettesse di conciliare lo studio con gli impegni familiari. È la sua supervisora a suggerirle la possibilità di collaborare con una scuola di lingue.
Da quel primo approccio con l’insegnamento prende il via la carriera. Diventa assistente linguistica alla Strathcona Girls Grammar, insegna in una scuola di lingue a Carlton, diventando prima assistant manager e poi manager e, nel frattempo, consegue l’abilitazione all’insegnamento.
Il primo vero incarico da insegnante arriva al St Joseph’s College di Geelong, dove si trasferisce per 14 anni.
Nel 2026 il cerchio si è chiuso con il ritorno a Melbourne e l’inizio, dallo scorso gennaio, di una nuova esperienza professionale al Genazzano FCJ College. La scuola femminile offre quattro lingue – italiano, cinese, francese e latino –, con l’italiano che accompagna gli studenti dalla scuola materna, per tutte le elementari e fino all’Anno 12.
L’istituto ha adottato di recente l’opzione dell’IB - International Baccalaureate -, una novità anche per l’insegnante di italiano, che, chiarisce: “Lo stiamo lentamente integrando nel nostro programma di lingue”.
La sua idea di insegnamento è comunque molto chiara e si basa sul principio per cui una lingua appassiona quando esce dalla pagina ed entra nella vita.
Ecco perché, durante la recente Settimana delle Lingue al Genazzano College le studentesse sono state immerse nella cultura. Le ragazze degli Anni dal 7 al 9 hanno danzato sulle note di una fisarmonica e assaggiato specialità regionali italiane.
Quelle degli Anni senior, dal 10 al 12, hanno invece fatto un viaggio per scoprire l’antica Roma al Melbourne Museum, attraverso una visita guidata interamente in italiano di ROME: Empire, Power, People.
Un’occasione che ha permesso loro di realizzare quanto fossero davvero in grado di comprendere la lingua. “Erano sbalordite da quanto riuscivano a capire. Rispondevano alle domande, erano entusiaste”, ricorda Biviano.
Integrare il programma di lingua con altre materie è una delle direzioni che la docente vorrebbe perseguire, intrecciando l’italiano con la musica, il teatro e la tecnologia alimentare - food technology.
Un metodo già sperimentato negli anni trascorsi al St Joseph’s, dove aveva creato per l’Anno 9 un programma di tre giorni che mescolava lingua e cultura, usando lo sport del calcio, il cibo con la preparazione della pizza, il cinema e una caccia al tesoro a Lygon Street dedicata alla storia della presenza italiana a Melbourne.
“Mi piace dare l’opportunità di apprezzare come la cultura italiana sia diventata una parte così importante della cultura di Melbourne e di quella australiana, quanto abbia influenzato l’idea di ciò che oggi consideriamo australiano”.
Per chi è nato e cresciuto nella Melbourne multiculturale dei nostri giorni, non è necessariamente evidente.
Gli adolescenti “sono cresciuti ascoltando lingue diverse e vedendo tutti questi cibi differenti. Non sanno che prima tutto questo non c’era”.
Ed è proprio raccontando quel cambiamento che lo studio dell’italiano può diventare uno strumento per comprendere meglio la realtà del Paese in cui vivono.