NAPOLI - Il Tribunale di Napoli Nord ha assolto Vittorio De Luca, 75 anni, suocero del boss di Caivano Domenico Ciccarelli, dalle accuse di minacce aggravate dal metodo mafioso nei confronti di don Maurizio Patriciello, parroco della chiesa di San Paolo Apostolo al Parco Verde, e di Bruno Mazza, responsabile dell’associazione “Un’infanzia da vivere”. 

La decisione arriva a poche settimane da un’altra sentenza dello stesso tribunale, che il 9 ottobre aveva condannato De Luca per stalking aggravato dal metodo mafioso, in relazione a un episodio intimidatorio avvenuto durante una funzione religiosa nel settembre 2025. 

Si tratta di due procedimenti distinti, relativi a fatti differenti e giudicati da collegi diversi. 

Il caso concluso con l’assoluzione risale all’aprile 2022, quando De Luca avrebbe affisso un pannello sull’inferriata accanto al cancello pedonale della parrocchia di San Paolo Apostolo. 

Sul cartello compariva la scritta “Bla Bla Pe’ Mo’”, espressione dialettale traducibile come “Blatera per ora”. 

Secondo l’accusa, il messaggio aveva un significato intimidatorio nei confronti di don Patriciello, anche perché poche settimane prima era stato fatto esplodere un ordigno davanti al cancello della chiesa. 

Nell’inchiesta era coinvolto come persona offesa anche Bruno Mazza, responsabile dell’associazione “Un’infanzia da vivere”, aderente al Comitato di Liberazione dalla Camorra dell’area nord di Napoli, del quale don Patriciello è stato uno dei fondatori. 

Mazza aveva indicato De Luca come autore del cartello in una conversazione nella chat del Comitato. 

Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, il settantacinquenne avrebbe successivamente minacciato Mazza in un luogo pubblico, davanti ad altre persone. 

L’accusa sosteneva che De Luca gli avesse rivolto ripetute minacce di morte, arrivando a dirgli: “Ti uccido, ti uccido, ti do tre mesi di tempo”. 

Le contestazioni erano state formulate in tre capi d’imputazione, per i quali il pubblico ministero della Dda aveva chiesto una condanna a due anni e quattro mesi di reclusione. 

Il Tribunale ha però pronunciato l’assoluzione. Per il primo capo d’imputazione è stato applicato il principio del ne bis in idem, che impedisce di giudicare nuovamente una persona per lo stesso fatto già definito con una decisione irrevocabile. De Luca era infatti già stato assolto per le minacce contestate nei confronti di don Patriciello. 

Per gli altri due capi d’imputazione, invece, il collegio ha assolto l’imputato con la formula “perché il fatto non sussiste”. 

La sentenza si aggiunge a quella emessa il 9 ottobre, quando un diverso collegio del Tribunale di Napoli Nord aveva condannato De Luca per stalking aggravato dal metodo mafioso. 

Quel procedimento riguardava un episodio avvenuto il 28 settembre 2025, quando un proiettile era stato consegnato a don Patriciello durante la messa, mentre il sacerdote distribuiva l’Eucaristia. 

Il difensore del settantacinquenne, l’avvocato Gabriele Roberto Cerbo, ha accolto con soddisfazione la nuova assoluzione. 

“Questa sentenza di assoluzione è molto importante, rimette in discussione la condanna della settimana scorsa”, ha dichiarato il legale, annunciando che la decisione sarà richiamata nei motivi d’appello contro la precedente condanna. 

L’assoluzione relativa ai fatti del 2022 non annulla automaticamente la sentenza del 9 ottobre, che riguarda un episodio distinto.