ATENE - Il Parlamento greco ha adottato la notte scorsa una legge che vieta ai minori di 15 anni l’accesso ai servizi di social network, introducendo un nuovo e stringente quadro normativo la cui entrata in vigore è fissata per il 1º gennaio 2027.

Al termine di un acceso dibattito culminato nel voto finale del 22 ottobre (dopo l’esame nelle commissioni parlamentari avviato il 13 ottobre), il testo è stato approvato con i soli voti della maggioranza di destra del partito Nea Dimokratia, guidato dal premier Kyriakos Mitsotakis, come riferito dall’agenzia di stampa greca Ana. 

I deputati del principale partito d’opposizione socialista, il Pasok, si sono astenuti criticando alcune disposizioni della norma e proponendo una soluzione alternativa che prevedeva il divieto rigoroso per gli under 13 e il controllo parentale tra i 13 e i 14 anni per garantire una “proporzionalità delle restrizioni”. Gli altri partiti di sinistra e nazionalisti hanno invece espresso voto contrario. 

La legge rappresenta “una soluzione efficace, necessaria e compatibile con il diritto europeo” per contrastare il problema della dipendenza dei minori dai social network, ha dichiarato il ministro della Governance digitale e dell’Intelligenza artificiale, Dimitris Papastergiou. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis aveva già preannunciato ad aprile, tramite un video su TikTok, l’intenzione di varare questa misura, definendola “difficile ma necessaria”. 

Presentando i punti chiave della riforma insieme al ministro della Salute Adonis Georgiadis e al ministro di Stato Akis Skertsos, quest’ultimo ha evidenziato come i genitori necessitino di un sostegno concreto di fronte ad algoritmi concepiti per mantenere i giovani costantemente connessi, ribadendo la necessità di regolare la tecnologia ponendo al centro la persona, la salute e lo sviluppo dei minori. 

La Grecia diventa così uno dei primi Paesi dell’Unione Europea a legiferare in materia dopo la Francia, che nel luglio precedente aveva adottato una norma analoga per gli under 15, poi bocciata dal Consiglio Costituzionale un mese dopo in quanto considerata “una violazione sproporzionata” della libertà di espressione.

Altri Paesi come Austria, Slovenia, Danimarca e Spagna hanno intrapreso percorsi simili per proteggere gli adolescenti dagli algoritmi, mentre su scala globale oltre una ventina di nazioni hanno promosso restrizioni analoghe rivolte ai minori di 15 o 16 anni, sulla scia dell’Australia che ha vietato l’accesso ai social agli under 16 con effetto dalla fine del 2025. 

Il cuore del provvedimento vieta l’accesso a piattaforme come Instagram, TikTok e Facebook a chi non abbia compiuto 15 anni, trasferendo direttamente sulle aziende l’obbligo e la responsabilità di adottare metodi di verifica dell’età adeguati, proporzionati, affidabili e difficilmente aggirabili. L’entrata in vigore posticipata al 1º gennaio 2027 intende concedere alle società il tempo tecnico necessario per adeguarsi. 

Per l’accertamento dell’età, la normativa segue il principio della neutralità tecnologica: le aziende potranno scegliere diverse soluzioni tecniche conformi al diritto europeo senza l’imposizione di una singola tecnologia.

Tra i meccanismi indicativi figurano il Kids Wallet e il Gov.gr Wallet, basati sull’impiego di contrassegni digitali di età (age tokens). Tali sistemi consentono alle piattaforme di verificare il rispetto della soglia anagrafica senza accedere al nome completo o ad altri dati sensibili e personali del minore.

I meccanismi dovranno garantire accuratezza nelle condizioni reali d’uso, accessibilità e interconnessione tra i vari servizi senza incidere in modo sproporzionato sui diritti degli utenti. 

Il provvedimento si inserisce nel quadro del Regolamento europeo sui servizi digitali (Dsa) e in particolare nell’articolo 28, relativo alla protezione dei minori sulle piattaforme online, in linea con la proposta di regolamento nota come “Kids Act”. 

La vigilanza sul rispetto delle regole vedrà la cooperazione tra la Commissione europea e le autorità nazionali. In Grecia, l’ente principale di controllo sarà la Commissione nazionale per le telecomunicazioni e le poste (Eett) in qualità di Coordinatore dei servizi digitali, affiancata dal Consiglio nazionale per la radio e la televisione (Esr) e dall’Autorità per la protezione dei dati personali. Le procedure di verifica potranno scattare su segnalazione degli utenti o delle autorità; qualora il caso riguardi una piattaforma con sede in un altro Stato membro dell’Ue, il fascicolo verrà trasmesso all’autorità competente del Paese di insediamento dell’azienda.