ROMA - Assente al vertice di Londra sull’Ucraina la presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni (nella foto), che ha osservato da lontano la riunione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky con i leader di Regno Unito, Francia e Germania.

Da Palazzo Chigi hanno fatto sapere che non vi sono stati contatti diretti con i protagonisti dell’iniziativa, né prima né dopo l’incontro. Roma non contesta la necessità di costruire una posizione europea comune in vista di eventuali negoziati con Mosca; tuttavia, continua a ritenere insufficiente un formato limitato ai soli tre maggiori Paesi europei.

La linea italiana resta quella di un coinvolgimento più ampio, attraverso il formato E5, che comprende anche Italia e Polonia, insieme alla Commissione europea.

L’assenza italiana al tavolo londinese è stata subito criticata dalle opposizioni. La leader del Pd Elly Schlein ha accusato il governo di non avere una linea coerente di politica estera, sostenendo che le divisioni interne alla maggioranza finiscono per indebolire il ruolo internazionale italiano e che “a pagare è il Paese”.

Da Riccardo Magi (+ Europa) ed Enrico Borghi (Iv) l’affondo: “Ormai siamo osservatori, con Draghi eravamo protagonisti”.

Dietro la cautela di Meloni vi sarebbero anche considerazioni strategiche. Palazzo Chigi continua infatti a ritenere indispensabile il coinvolgimento degli Stati Uniti in qualsiasi percorso negoziale sull’Ucraina. Un approccio che potrebbe rappresentare anche una mano tesa nei confronti di Donald Trump, che la presidente del Consiglio incontrerà al G7 di Évian, in Francia, la prossima settimana.

Il vertice potrebbe offrire l’occasione per un riavvicinamento dopo mesi di rapporti non sempre semplici tra Washington e alcuni partner europei.

Sul piano politico, inoltre, Meloni mantiene una posizione diversa rispetto a quella di Macron e Starmer sul possibile impiego di truppe occidentali in Ucraina, ipotesi che il governo italiano continua a escludere. Restano inoltre divergenze sul percorso di adesione di Kiev all’Unione Europea.

La maggioranza italiana ribadirà nei prossimi giorni che la priorità deve restare l’integrazione dei Balcani occidentali, a partire da Montenegro e Albania.

Nonostante le differenze di approccio, il sostegno italiano all’Ucraina non viene messo in discussione; il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che “il futuro di Kiev è in Europa”, anche se, ha specificato, “deve venire nel quadro di un percorso basato sul merito, senza creare disparità di trattamento con gli altri Paesi candidati, in particolare i Paesi dei Balcani”.