LONDRA — Quella città, nella notte del 14 giugno 2017, per Gloria Trevisan e Marco Gottardi avrebbe dovuto essere il luogo in cui costruire il futuro. Erano arrivati dall’Italia da poco, due giovani architetti italiani, fidanzati e accomunati non soltanto dalla professione ma anche dalla passione per gli edifici storici e per la loro conservazione.
Avevano lasciato il Veneto per cercare a Londra quelle opportunità professionali che, soprattutto per una giovane coppia appena laureata, avrebbero dovuto rappresentare un passaggio decisivo della loro vita. Avevano trovato un appartamento al 23esimo piano della Grenfell Tower, nel quartiere di North Kensington, un alloggio dal costo accessibile che, in una città dove gli affitti rappresentano da sempre uno dei principali ostacoli per chi arriva dall’estero, appariva come una possibilità concreta per cominciare.
Gloria, 26 anni, aveva appena iniziato a lavorare per Peregrine Bryant Architects, lo studio londinese specializzato nella conservazione architettonica che sarebbe diventato, dopo la tragedia, uno dei principali artefici della memoria professionale della giovane architetta. La sera del 13 giugno Gloria era rimasta in ufficio fino a tardi per completare un disegno destinato a una riunione prevista il giorno successivo sul progetto di conservazione degli edifici storici del Royal Hospital Chelsea. Sarebbe stata una delle ultime cose che avrebbe fatto nella sua giovane carriera. Poche ore più tardi, nella notte, un incendio divampato nella Grenfell Tower trasformò quella che avrebbe dovuto essere una casa temporanea in una trappola dalla quale Gloria e Marco non sarebbero più riusciti a uscire.
Il rogo, iniziato poco prima dell’una di notte, si propagò rapidamente attraverso la facciata dell’edificio, resa estremamente vulnerabile dai materiali utilizzati durante la ristrutturazione. La successiva inchiesta pubblica britannica avrebbe ricostruito una lunga catena di responsabilità e omissioni, arrivando a definire la tragedia il risultato di anni di fallimenti sistemici, carenze normative, negligenze e decisioni nelle quali la sicurezza degli abitanti era stata sacrificata ad altri interessi. Le vittime furono 72. Tra loro, anche Gloria e Marco, che morirono nel loro appartamento al 23esimo piano, insieme a decine di altri residenti che quella notte rimasero intrappolati nella torre.
Nel tempo, la storia di Gloria e Marco ha trovato una forma concreta nel sostegno ai giovani architetti italiani, attraverso un’iniziativa che ne porta il nome e che lega il ricordo della coppia alla professione alla quale entrambi avevano affidato i propri progetti.
Il 28 settembre l’Istituto Italiano di Cultura di Londra ha ospitato, nella nuova sede di Casa Italia a Buckingham Gate, il GeM Award 2026, appuntamento organizzato insieme a Peregrine Bryant Architects per celebrare e salutare i tre borsisti dell’edizione 2026 al termine della loro esperienza di studio nel Regno Unito. Il nome GeM nasce dalle iniziali di Gloria e Marco. Il progetto è il tentativo di trasformare una perdita irreparabile in una possibilità concreta per altri giovani italiani, mantenendo legato alla memoria della coppia proprio ciò che aveva dato forma ai loro progetti di vita, l’architettura.
La Gloria e Marco Charity è stata istituita per sostenere giovani laureati italiani interessati alla conservazione architettonica, offrendo loro l’opportunità di studiare e acquisire esperienza professionale nel Regno Unito e, attraverso questo scambio, di mettere in relazione due tradizioni particolarmente ricche nel campo della tutela del patrimonio storico. La charity è oggi un’organizzazione registrata nel Regno Unito ed è stata formalmente costituita nel febbraio 2020, dopo che il programma era stato avviato all’indomani della tragedia.
L’idea nacque, infatti, all’interno di Peregrine Bryant Architects, lo studio nel quale Gloria aveva appena cominciato a lavorare. Furono proprio lo studio e le persone che avevano conosciuto professionalmente Gloria a voler istituire un programma che permettesse ad altri giovani architetti italiani di attraversare quella stessa frontiera che la coppia aveva attraversato nel 2017, ma questa volta in condizioni diverse, per studiare, lavorare, osservare e confrontarsi con l’esperienza britannica nel campo della conservazione.
Secondo i criteri pubblicati dalla charity, il GeM Award è rivolto ai laureati in architettura dell’IUAV che abbiano discusso una tesi sulla conservazione e il riuso e abbiano conseguito almeno 108/110, oltre agli architetti che frequentano la Scuola di specializzazione dell’ateneo nel settore del patrimonio architettonico e paesaggistico. I candidati vengono selezionati dall’area di Architettura e Arti dell’IUAV e successivamente valutati dal gruppo direttivo del premio.
Il programma è costruito come un’esperienza immersiva: lo studioso GeM può affiancare architetti della conservazione, ingegneri, archeologi e altri professionisti, seguirli negli studi e durante i sopralluoghi, partecipare ad attività pratiche e confrontarsi con organizzazioni impegnate nella tutela del patrimonio. Il programma comprende, inoltre, attività sul campo e richiede al borsista di documentare l’esperienza attraverso un taccuino, che diventa parte dell’archivio GeM.
Il primo premio fu assegnato nel 2018 a Giulia Pannocchia, giovane architetta laureata all’IUAV; nel 2019 arrivò a Londra Federica Martinelli, e il programma proseguì negli anni successivi attraverso nuove borse e nuove esperienze di studio.
L’edizione 2026 del GeM Award ha portato questa storia dentro la nuova Casa Italia dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra. La cerimonia del 28 settembre, organizzata da Peregrine Bryant Architects e dall’IIC, ha segnato la conclusione dell’esperienza britannica dei tre borsisti selezionati per quest’anno: un momento nel quale la memoria di Gloria e Marco è stata collegata, ancora una volta, alla formazione di una nuova generazione di professionisti italiani.
È difficile immaginare un contrasto più netto tra il punto di partenza e quello di arrivo del progetto: da una parte un appartamento al 23esimo piano di una torre londinese, scelto perché accessibile da due giovani italiani che cercavano di costruirsi una vita professionale lontano da casa; dall’altra, giovani architetti che arrivano nello stesso Paese non per sfuggire alle difficoltà ma per imparare, confrontarsi con altri professionisti e riportare in Italia competenze maturate attraverso un’esperienza internazionale.
Il ricordo di Gloria e Marco viene affidato a qualcosa che continua a crescere, anno dopo anno, attraverso persone che studiano, lavorano, restaurano edifici e imparano a guardare il patrimonio storico con occhi nuovi.
Per conoscere le attività della charity, il programma della borsa e le modalità di partecipazione alle prossime edizioni, il riferimento ufficiale è il sito della Gloria e Marco Charity (GeM).