WASHINGTON - Il costo militare della guerra contro l’Iran sta presentando il conto agli Stati Uniti. Secondo un’inchiesta del New York Times, basata su analisi interne del Pentagono e fonti del Congresso, l’uso massiccio di missili e munizioni sta riducendo drasticamente la prontezza operativa di Washington su altri scenari critici, primo fra tutti quello con la Cina.
Le stime indicano che gli Usa hanno speso tra i 28 e i 35 miliardi di dollari nella guerra, con un ritmo di quasi un miliardo al giorno. Solo nei primi due giorni di bombardamenti sono state utilizzate munizioni per 5,6 miliardi di dollari.
Le scorte consumate includono 1.100 missili cruise stealth a lungo raggio, progettati specificamente per un eventuale conflitto con Pechino, e 1.000 missili Tomahawk, un volume dieci volte superiore agli acquisti annuali del Pentagono. A questi si aggiungono 1.200 intercettori Patriot, dal costo di oltre 4 milioni di dollari per ogni lancio, e 1.000 missili Atacms e di precisione, il cui impiego ha sottratto risorse cruciali alla difesa terrestre.
Per sostenere lo sforzo bellico nel Golfo, il Pentagono ha dovuto attuare uno spostamento massiccio di risorse. In Asia, la portaerei Lincoln è stata dirottata dal Mar Cinese Meridionale al Medio Oriente insieme a due unità di spedizione dei Marines, mentre la rimozione del sistema avanzato THAAD dalla Corea del Sud ha lasciato l’alleato più vulnerabile alle minacce della Corea del Nord.
Nel frattempo, Taiwan ha espresso profonda preoccupazione per la contrazione delle forniture statunitensi. Parallelamente, in Europa, la riduzione dei droni da ricognizione e d’attacco ha indebolito il fianco orientale della Nato, compromettendo la deterrenza contro una possibile aggressione russa e portando alla riduzione delle esercitazioni e dell’addestramento offensivo per dare priorità alle necessità mediorientali.
La crisi attuale è aggravata dai precedenti bombardamenti contro le milizie Houthi in Yemen. La campagna, durata un mese nel 2025, è stata molto più vasta di quanto dichiarato: oltre un miliardo di dollari di costi complessivi e circa 200 milioni di dollari in munizioni consumate solo nelle prime tre settimane.
Nonostante i dati preoccupanti, la portavoce Karoline Leavitt ha smentito le premesse del rapporto, definendole “false” e ribadendo che gli Stati Uniti restano la forza militare più potente al mondo, con arsenali “completamente riforniti”. Tuttavia, l’ammiraglio Samuel J. Paparo Jr., capo del Comando Indo-Pacifico, ha ammesso in audizione al Senato che le riserve di munizioni hanno ormai una “capacità limitata”.