WASHINGTON - Dallo Studio Ovale, il presidente Donald Trump ha delineato la strategia definitiva contro Teheran. La linea di Washington è netta: escluso l’uso di testate nucleari (“strumenti di distruzione che non dovrebbero mai essere autorizzati”), ma conferma di una pressione militare ed economica senza precedenti. Per Trump, la priorità assoluta resta la denuclearizzazione della Repubblica Islamica e il tempo, a suo dire, gioca a favore degli Stati Uniti.
Il controllo dello Stretto di Hormuz è diventato il fulcro della leva militare statunitense; secondo Trump, gli Usa controllano attualmente il braccio di mare e la sua riapertura sarà subordinata esclusivamente al raggiungimento di un’intesa formale. Il generale Daniel Caine, Capo di Stato maggiore congiunto, ha confermato che il CENTCOM mantiene un rigido blocco su tutti i porti dello stretto, applicato a navi di qualsiasi nazionalità, e finora 34 imbarcazioni hanno scelto di deviare la rotta per evitare il confronto con la marina statunitense.
Il presidente ha rivendicato l’efficacia delle operazioni convenzionali, dichiarando di aver già colpito circa il 75% degli obiettivi prefissati. L’analisi dell’amministrazione punta tutto sulla destabilizzazione della leadership iraniana: “Non sappiamo chi guidi l’Iran dopo aver eliminato diversi livelli gerarchici. Il terzo livello di leadership che ora governa vive in uno stato di estrema ansia; si stanno azzuffando come cani e gatti sulla
Mentre la tensione resta altissima, si aprono spiragli diplomatici. La Cnn e la Reuters hanno confermato che il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è atteso a Islamabad, in Pakistan, per possibili colloqui. Fonti governative indicano che un team logistico e di sicurezza statunitense è già sul posto, suggerendo l’imminenza di un negoziato mediato.
Il Pentagono ha riservato parole dure agli alleati europei. Il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha esortato l’Europa e l’Asia a contribuire attivamente alla protezione delle rotte: “Forse dovrebbero fare meno chiacchiere, organizzare meno conferenze eleganti in Europa e salire su una nave. Questa battaglia è molto più loro che nostra”.
Riguardo alle conseguenze economiche e alla sicurezza libanese, Trump ha ammesso che i cittadini statunitensi subiranno un aumento dei costi energetici, precisando che dovranno prevedere di spendere di più per la benzina per un po’ di tempo. Tuttavia, ha prospettato un vantaggio strategico a lungo termine, poiché con le rotte iraniane chiuse il mercato globale si rivolgerà verso il petrolio e il gas statunitense.
Parallelamente alla crisi iraniana, il presidente ha annunciato su Truth Social la proroga di tre settimane del cessate il fuoco tra Israele e Libano, definendo molto positivo l’incontro avvenuto alla Casa Bianca tra i rappresentanti dei due Paesi. Trump mira a una pace storica tra le due nazioni, ufficialmente in guerra dal 1948, e ha annunciato che ospiterà presto il premier Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun.