BEIRUT - Mentre la diplomazia statunitense celebra un successo formale, la situazione sul terreno resta tesa. Il presidente Donald Trump ha annunciato ufficialmente la proroga di tre settimane della tregua tra Israele e Libano, ma le dichiarazioni giunte poco dopo dalle Nazioni Unite gettano un’ombra sull’effettiva tenuta dell’accordo. 

Nella serata di ieri, Trump ha utilizzato il suo social Truth per comunicare l’esito dei negoziati svoltisi nello Studio Ovale. All’incontro hanno partecipato figure chiave dell’amministrazione Usa, tra cui il vicepresidente JD Vance, il Segretario di Stato Marco Rubio, e gli ambasciatori Mike Huckabee (Israele) e Michel Issa (Libano), insieme a rappresentanti di alto livello dei due Paesi. 

“L’incontro è andato molto bene! Gli Stati Uniti collaboreranno con il Libano per aiutarlo a proteggersi da Hezbollah. Il cessate il fuoco sarà prorogato di tre settimane. Non vedo l’ora di ospitare presto il Primo Ministro Bibi Netanyahu e il Presidente Joseph Aoun”. 

Trump ha definito l’evento “storico”, puntando a mediare una pace duratura tra due nazioni ufficialmente in guerra dal 1948. 

Di parere più cauto è Danny Danon, ambasciatore israeliano all’Onu, che in un’intervista alla Cnn ha espresso forti dubbi sulla reale capacità del governo di Beirut di contenere le milizie nel sud del Paese. 

Secondo Danny Danon, il governo libanese non ha il controllo su Hezbollah, che continuerebbe a lanciare razzi nel tentativo di sabotare l’accordo. L’ambasciatore è stato perentorio al riguardo, dichiarando che Israele deve reagire e che agirà ogni volta che percepirà una minaccia. 

Pur riconoscendo che la situazione attuale è “nettamente migliore” rispetto al passato, Danon ha sottolineato che la stabilità dipende interamente dalla capacità dell’esercito regolare libanese di far rispettare il cessate il fuoco nelle zone di confine.