MELBOURNE - La donna australiana, 34 anni, avrebbe dovuto chiedere la libertà su cauzione questa mattina dinanzi alla Melbourne Magistrates Court.
Il suo legale, Peter Morrissey, ha però chiesto un rinvio per avere più tempo e raccogliere materiale da presentare alla Corte.
Morrissey ha spiegato che l’accusa aveva sollevato dubbi sul rischio che El Houli potesse rappresentare un pericolo per la comunità, sostenendo che mancassero prove sufficienti del suo distacco dallo Stato Islamico. Il legale ha quindi letto una dichiarazione a nome della sua assistita.
“Rinnega l’ISIS e la jihad violenta - ha detto alla Corte -. Non vuole averci nulla a che fare: non ora, non in futuro, non direttamente e non indirettamente, non per sé e non per le persone che ama, soprattutto non per i suoi figli”.
Giovedì, El Houli era stata incriminata dall’Australian Federal Police con l’accusa di essere entrata in una zona di conflitto dichiarata e di aver aderito all’organizzazione terroristica Stato Islamico. Secondo la polizia, sarebbe arrivata in Siria tra il 2013 e il 2014, prima di venire fermata dalle forze curde nel 2019 e trattenuta con la sua famiglia nel campo di detenzione di al-Hawl, nel nord-est del Paese.
La donna era rientrata in Australia a settembre dello scorso anno, passando dal Libano con i figli e un’altra donna.
La giudice Lisa Hannan ha riassunto alcune delle accuse, tra cui l’ipotesi che El Houli sia partita intenzionalmente per la Siria allo scopo di unirsi all’ISIS. Le viene anche contestato di aver sposato membri del gruppo e di aver espresso in Siria posizioni radicalizzate, incluso il sostegno ad atti di martirio e all’uccisione dei non credenti.
La polizia sostiene inoltre che El Houli abbia lasciato la Siria solo dopo la disfatta dell’ISIS, non per un cambio di convinzioni. Morrissey ha detto che la decisione di rientrare in Australia e la dichiarazione resa alla Corte dimostrano invece il suo distacco.
Il legale ha aggiunto che oggi El Houli ha mostrato il volto alla Corte come “atto di buona fede”, dopo essersi presentata giovedì con un burqa. La difesa cercherà anche un esperto per una valutazione del rischio prima della richiesta di libertà su cauzione. Hannan ha definito “estremamente preoccupanti” le opinioni attribuite alla donna e ha rinviato l’istanza a data da fissare. El Houli resta in carcere.