Ahinoi è stato fine a stesso, Ma andiamo con ordine.

Succede che il brasiliano Gabriel, uno dei campioni del club inglese, calcia sopra la traversa il penalty decisivo e resta immobile, come impietrito, il viso avvolto da una smorfia di dolore, per il clamoroso errore.

E, mentre i giocatori del PSG corrono a festeggiare la vittoria, il loro capitano Marquinhos, brasiliano anch’egli, si accosta al connazionale, lo abbraccia, gli parla sottovoce, cerca di consolarlo. Nel segno d’una amicizia profonda.

Un gesto da premio fair-play, visto e rivisto sulle tv e sui social, apprezzato da decine di migliaia di persone. Peccato che non abbia toccato il cuore degli ultras più violenti.  

A Parigi e in altre 15 città della Francia i festeggiamenti si sono trasformati in scontri cruenti con un morto, oltre 200 feriti, fra cui 57 agenti, auto danneggiate, negozi devastati: alla fine d’una notte bestiale le gendarmerie hanno arrestato 780 persone.

Ma non s’è trattato d’un caso isolato, un anno fa c’erano stati 2 morti e quasi 600 ultras in manette. Questa è guerriglia urbana che prende a pretesto lo sport per dare adito a violenze inaudite.

A Torino, prima del derby, le tifoserie di entrambe le squadre si erano date appuntamento per darsele di santa ragione. Una persona ha rischiato la vita. E gli ultras bianconeri, in segno di affezione, chiedevano la cancellazione del match.

S’è parlato poi del motivo che ha portato al trauma cranico del ferito con tanto di intervento chirurgico: una pietra, una bottiglia piuttosto che un lacrimogeno lanciato ad altezza d’uomo.

Giusto, ci mancherebbe. Ma dal coro degli ultras non s’è levata una voce contro gli scontri che, quel poveraccio, hanno mandato in coma e ancora non si sa con quali conseguenze.

“Non è questo lo sport che vorrei”, ha affermato il ct ad interim Silvio Baldini. Ma lui è un uomo “fuori dal coro”. E la nazionale che affronterà mercoledì il Lussemburgo e domenica la Grecia, praticamente l’Under 21 con l’innesto di Donnarumma, non rappresenta la novità di maggiore portata.

È differente il modo con cui l’allenatore massese si pone davanti ai calciatori e all’opinione pubblica: camere a due letti, e non più stanze singoli; puntualità svizzera; telefonini spenti a oltranza; comportamenti rispettosi.

A seguire le scelte sui convocati, il modulo, il gioco, e così via. È la squadra dei giovani che stanno facendo bene, ma che in molti casi faticano a trovare una maglia da titolare in Serie A. Male atavico.

In Spagna il 65% dei giocatori proviene dai settori giovanili, e solo il 35% arriva dall’estero. In Italia le percentuali s’invertono con grande soddisfazione di agenti e procuratori.