CANBERRA – L’Alta Corte australiana ha accettato di esaminare il ricorso di Pauline Hanson contro la decisione che aveva stabilito che la leader di One Nation aveva violato le norme contro la discriminazione razziale dicendo alla senatrice dei Verdi Mehreen Faruqi di “tornarsene in Pakistan”.

Ad agosto, Hanson aveva chiesto un’autorizzazione speciale a ricorrere alla massima autorità giudiziaria, dopo che la Corte Federale aveva confermato una precedente sentenza sfavorevole.

Il caso risale al settembre 2022, quando Faruqi pubblicò su Twitter, oggi X, un messaggio dopo la morte della regina Elisabetta II.

La senatrice espresse condoglianze a chi aveva conosciuto la sovrana, aggiungendo però di non poter piangere “la leader di un impero razzista costruito su vite, terre e ricchezze sottratte ai popoli colonizzati”.

Hanson rispose accusando Faruqi di aver tratto vantaggio dall’Australia dopo l’immigrazione e invitandola, con un’espressione volgare, a “fare le valigie e tornarsene in Pakistan”.

Nel novembre 2024, il giudice Angus Stewart stabilì che il messaggio era stato “gravemente umiliante” e ordinò a Hanson di cancellarlo.

La decisione fu poi confermata all’unanimità nel luglio di quest’anno, quando la Corte Federale respinse tutti e sette i motivi di ricorso presentati dalla senatrice.

L’ultimo passaggio davanti all’Alta Corte mette ora in discussione la validità di alcune parti della legislazione federale contro la discriminazione razziale.

Hanson sostiene da un lato che il Commonwealth non avrebbe il potere costituzionale di adottare quelle disposizioni e, dall’altro, che esse violerebbero la libertà implicita di comunicazione politica riconosciuta dalla Costituzione.

Al centro della controversia c’è in particolare la sezione 18C del Racial Discrimination Act, che vieta determinati atti pubblici suscettibili di offendere, insultare, umiliare o intimidire persone sulla base della razza o dell’origine etnica.

Hanson ha sostenuto che la questione riveste interesse pubblico proprio perché riguarda una comunicazione politica tra due senatrici federali in carica.

“Questo caso è sempre stato più grande di me e di un singolo tweet”, ha scritto su X, aggiungendo che gli australiani devono poter esprimere opinioni, criticare il governo e dissentire senza timore di essere messi a tacere.

Faruqi ha reagito dicendo: “Fatevi avanti”.

La senatrice dei Verdi ha affermato che il procedimento potrà ora chiarire definitivamente quale protezione la legge garantisca contro il razzismo e la denigrazione.

Anche la procuratrice generale federale Michelle Rowland figura tra le parti del procedimento.

Un suo portavoce ha ribadito che “non c’è posto per il razzismo o l’odio razziale nella nostra società”, sostenendo che la sezione 18C svolge un ruolo importante nella tutela della coesione sociale australiana.