GINEVRA - Con lo sbarco delle ultime persone ancora a bordo, si chiude la fase più critica dell’emergenza sulla MV Hondius, la nave da crociera operata da Oceanwide Expeditions che trasportava 151 persone di 23 nazionalità. Dopo il focolaio scoppiato al largo di Capo Verde, l’imbarcazione ha infine attraccato a Tenerife per completare le operazioni di evacuazione. Il bilancio attuale, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), parla di otto casi confermati, due probabili e tre decessi.  

Il caso ha riacceso i riflettori sulla pericolosità del virus, specialmente per la conferma che si tratti del ceppo Andino (Andes), l’unica variante della famiglia capace di trasmettersi direttamente da uomo a uomo. 

L’Olanda è la nazione più colpita con due decessi e un contagiato. La prima vittima è stata un uomo di 70 anni che aveva viaggiato in Sud America prima di imbarcarsi a Ushuaia il 1° aprile. Ha manifestato i sintomi il 6 aprile ed è deceduto l’11 aprile; il suo è considerato un “caso probabile”. La moglie, di 69 anni, è deceduta il 26 aprile in un ospedale di Johannesburg dopo che le sue condizioni erano peggiorate durante il volo di evacuazione; la sua positività è stata confermata il 4 maggio. Il terzo caso riguarda il medico di bordo, risultato positivo al ceppo andino il 6 maggio e attualmente isolato in condizioni stabili nei Paesi Bassi. 

In Gran Bretagna si registrano due casi confermati e un caso probabile. Un cittadino britannico è ricoverato in terapia intensiva in Sudafrica dal 27 aprile. Il secondo caso è un membro dell’equipaggio, evacuato nei Paesi Bassi il 7 maggio. Un terzo cittadino, che aveva lasciato la nave il 14 aprile a Tristan da Cunha, è in isolamento in attesa dei risultati definitivi. 

Una donna tedesca è deceduta a bordo della nave il 2 maggio a causa di una polmonite da hantavirus confermata dall’autopsia. Altri quattro passeggeri tedeschi, considerati contatti stretti, sono stati trasferiti all’Ospedale Universitario di Francoforte; al momento non presentano sintomi e il rischio per la popolazione è considerato molto basso. 

In Francia una delle cinque passeggeri rimpatriate ieri è risultata positiva e le sue condizioni sono peggiorate durante la notte. Il ministro della Salute Stephanie Riste ha identificato 22 contatti stretti: 8 legati al volo Sant’Elena-Johannesburg del 25 aprile e 14 relativi al volo Johannesburg-Amsterdam. Tutti sono stati invitati all’isolamento per interrompere la catena di trasmissione. 

Negli Stati Uniti, uno dei 17 statunitensi rimpatriati è risultato positivo (test PCR per virus delle Ande), mentre un altro presenta sintomi lievi. Il gruppo è attualmente monitorato in un centro specializzato a Omaha, Nebraska. In Svizzera, un cittadino sbarcato il 22 aprile è risultato positivo dopo essere rientrato in patria via Qatar; è attualmente in isolamento. 

L’Australia ha predisposto l’isolamento di tre settimane per sei passeggeri (quattro cittadini, un residente e un neozelandese) presso il centro di quarantena di Bullsbrook, vicino Perth. Sebbene nessuno presenti sintomi, la misura è precauzionale vista l’assenza di vaccini o cure specifiche. 

Per comprendere la portata della minaccia, la Professoressa Serena Vita, infettivologa della Sapienza (Ospedale Sant’Andrea), chiarisce che il vero elemento di rottura è la natura del virus. Normalmente l’hantavirus si trasmette dai roditori all’uomo, ma il ceppo Andes è l’eccezione: è l’unico capace di passare da persona a persona dopo contatti stretti e prolungati. 

“L’ipotesi più probabile è quella del ‘Passeggero Zero’ - spiega la Professoressa Vita - ovvero persone esposte in Argentina prima dell’imbarco. Il virus si maschera inizialmente come una banale influenza, ma il ceppo andino punta dritto al sistema cardiopolmonare, portando a crisi respiratorie letali nel giro di 24-48 ore”. Al momento non esistono vaccini né farmaci antivirali mirati; l’unica arma è la terapia di supporto in rianimazione.  

La MV Hondius, dopo il rifornimento, riprenderà il viaggio verso i Paesi Bassi con a bordo solo una parte dell’equipaggio. L’Oms ha classificato tutti gli occupanti come “contatti ad alto rischio”, raccomandando una sorveglianza medica attiva per 42 giorni (il periodo massimo di incubazione). 

Nonostante l’elevata letalità (tra il 20% e il 40%), il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres e gli esperti concordano sul fatto che il rischio globale resti basso, poiché il virus non ha la trasmissibilità respiratoria del SARS-CoV-2. “La vicenda è un monito sulla nostra interconnessione con l’ambiente”, conclude la professoressa Vita, smentendo categoricamente le teorie complottiste sulla creazione del virus in laboratorio.