WASHINGTON - La risposta articolata inviata dall’Iran alla proposta statunitense per porre fine al conflitto (che includeva concessioni sul programma nucleare e sullo Stretto di Hormuz) è stata bruscamente respinta da Donald Trump. Il presidente ha liquidato il documento come un tentativo di manipolazione, innescando un’immediata reazione dei mercati energetici.
Attraverso il suo canale social, Donald Trump non ha usato mezzi termini per bocciare la controproposta iraniana: “Ho appena letto la risposta dei cosiddetti ‘Rappresentanti’ dell’Iran. Non mi piace: TOTALMENTE INACCETTABILE!”.
In una serie di post successivi, il capo della Casa Bianca ha accusato il regime di aver “preso in giro il mondo per 47 anni” attraverso tattiche dilatorie, citando l’uccisione di soldati statunitensi e la recente repressione interna che avrebbe causato 42.000 vittime tra i manifestanti. Trump ha inoltre attaccato duramente l’eredità di Barack Obama, colpevole a suo dire di aver concesso all’Iran un’opportunità strategica a discapito di
Dal canto suo, il ministero degli Esteri iraniano difende la decisione di non accettare integralmente il memorandum d’intesa in 14 punti proposto da Washington. Il portavoce Esmaeil Baqaei ha definito il testo inviato da Teheran “ragionevole e generoso”, accusando gli Stati Uniti di essere un partner “inaffidabile”, citando il ritiro dal JCPOA del 2018 e i recenti attacchi aerei condotti durante le fasi negoziali.
“Non abbiamo rivendicato vantaggi, ma solo diritti legittimi”, ha assicurato Baqaei, ribadendo che l’Iran userà la diplomazia solo se ritenuta opportuna per proteggere la propria sovranità.
La chiusura diplomatica è stata ribadita con forza dal generale Mohammad Ali Jafari, ex comandante dei Pasdaran, il quale ha dettato cinque condizioni non negoziabili per il ritorno al tavolo delle trattative: la cessazione totale della guerra su tutti i fronti, la revoca immediata di tutte le sanzioni, lo scongelamento dei fondi iraniani all’estero, il risarcimento dei danni causati dal conflitto e il riconoscimento della sovranità piena dell’Iran sullo Stretto di Hormuz.
Proprio sullo Stretto si gioca la partita più pericolosa. Teheran ha avvertito che qualsiasi nuova azione statunitense complicherebbe ulteriormente la sicurezza della navigazione, addossando a Washington la responsabilità delle recenti provocazioni.
L’incertezza diplomatica ha avuto un impatto immediato e violento sui mercati globali. I prezzi del greggio sono cresciuti del 4% in poche ore: il Brent ha superato la soglia dei 105 dollari al barile, mentre il WTI si è riavvicinato a quota 100 dollari, riflettendo il timore degli investitori per un possibile blocco prolungato o un’escalation militare nel Golfo.