KIEV - Nel pieno del fragile cessate il fuoco tra Russia e Ucraina, il fronte di Kharkiv torna a essere uno dei punti più caldi del conflitto. Secondo fonti della sicurezza russa citate da RIA Novosti, Kiev avrebbe rafforzato l’area schierando unità d’élite, tra cui la 77ª Brigata Aeromobile Separata e il reggimento R.U.G. del Charter Corps, una formazione che Mosca sostiene includa anche mercenari stranieri. 

Negli ultimi giorni, Kiev ha accusato Mosca di aver violato più volte la tregua annunciata in occasione delle celebrazioni russe del Giorno della Vittoria, denunciando bombardamenti e raid di droni su diverse regioni del Paese. Nonostante le violazioni, il presidente Volodymyr Zelensky ha aperto a una possibile riduzione delle ostilità, lanciando però un chiaro avvertimento: “Ieri e oggi l’Ucraina si è astenuta da azioni di vasta portata in risposta all’assenza di attacchi russi su vasta scala. Se la Russia eviterà attacchi su larga scala, anche noi faremo lo stesso. Ma d’ora in poi risponderemo per le rime: se i russi decideranno di tornare a una guerra su vasta scala, la nostra risposta sarà immediata e concreta”. 

Da Bruxelles, il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha rivendicato una “nuova realtà” a margine del Consiglio Affari Esteri dell’Ue: “Abbiamo stabilizzato il fronte e oggi l’Ucraina è più forte. Ora siamo in grado di abbattere fino al 90% dei droni russi e stiamo attuando operazioni speciali a lungo raggio molto efficaci”. Sybiha ha sottolineato come Kiev stia notando sviluppi interessanti all’interno della Russia, non solo in ambito economico, interpretandoli come un segnale per continuare a esercitare pressione attraverso nuovi pacchetti di sanzioni. 

In questo contesto di rafforzamento tecnologico si inserisce la visita a sorpresa a Kiev del ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius. Al centro dei colloqui vi è lo sviluppo di sistemi senza pilota di nuova generazione e l’ampliamento delle joint venture tra Berlino e l’industria militare ucraina, considerate ormai decisive per l’evoluzione del conflitto. 

Mentre si discute di sicurezza, sul piano diplomatico esplode il caso legato all’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder. Il presidente russo Vladimir Putin, commentando la proposta di Antonio Costa (Presidente del Consiglio europeo) di avviare un dialogo con Mosca, ha dichiarato che la Russia “non ha mai rifiutato” i negoziati, aggiungendo però una condizione provocatoria: “Come candidato al ruolo di negoziatore preferirei l’ex cancelliere Schroeder. Altrimenti, che scelgano loro un leader di cui si fidano”. 

La proposta ha immediatamente sollevato un coro di proteste, a partire dall’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas, che ha definito l’ipotesi poco saggia sottolineando che dare alla Russia il diritto di scegliere i negoziatori europei significherebbe far sedere Schröder da entrambe le parti del tavolo, dato il suo passato da lobbista per una società russa.  

Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha è stato altrettanto perentorio, affermando che Kiev non sostiene affatto tale candidatura poiché esistono molti altri leader meritevoli e un mediatore deve necessariamente essere accettato da entrambe le parti. Infine, il ministro di Stato tedesco Gunther Krichbaum ha rincarato la dose, spiegando che Schröder ha dimostrato di essere pesantemente influenzato da Putin e che le amicizie strette non rendono necessariamente una persona un interlocutore imparziale. 

La controversa figura di Schröder, oggi 82enne, affonda le radici in un legame ventennale con Putin. Nel dicembre 2005, appena 17 giorni dopo aver lasciato il cancellierato, Schröder accettò l’offerta dello Zar per guidare il consorzio Nord Stream. Nonostante l’evidente conflitto d’interessi (il gasdotto era stato approvato proprio nelle ultime settimane del suo mandato) accettò l’incarico, il primo di una serie di lucrosi posti nei cda di colossi energetici russi come Rosneft e Gazprom, che gli sono valsi compensi vicini al milione di euro l’anno. 

Durante il suo mandato (1998-2005), Schröder aveva promosso l’idea che legare la Russia all’Europa attraverso il gas avrebbe reso il continente più sicuro. Tuttavia, oggi è diventato il volto più emblematico degli errori di valutazione dell’Occidente. In un’intervista al New York Times, l’ex cancelliere ha rifiutato ogni “mea culpa”, definendo la guerra un “errore” ma opponendosi all’embargo energetico contro Mosca. Proprio questo legame a doppio filo con il Cremlino rende oggi la sua figura, agli occhi dell’Ucraina e di gran parte dell’Ue, totalmente inaccettabile come mediatore neutrale.