LONDRA - Nonostante la pesante sconfitta alle elezioni locali e una fronda interna che conta ormai 36 deputati pronti a chiederne la testa, il primo ministro britannico Keir Starmer ha scelto la linea della fermezza. In un discorso cruciale tenuto questa mattina, Starmer ha respinto ogni ipotesi di addio a Downing Street, promettendo invece un rilancio aggressivo dell’azione di governo sotto il nuovo slogan: “Una Gran Bretagna più forte e più equa”.
In maniche di camicia, senza giacca né cravatta, Starmer si è presentato ai cittadini con un tono consapevole e al tempo stesso combattivo. “Mi assumo la responsabilità della deludente performance elettorale”, ha esordito, ammettendo che il voto di giovedì è stato “duro, molto duro” e che la perdita di brillanti rappresentanti laburisti “fa male”.
Tuttavia, il primo ministro ha chiarito che non intende assecondare chi chiede un passo indietro: “Non mi farò da parte, non getterò il Paese nel caos come hanno fatto i conservatori più e più volte. Un governo laburista non sarebbe mai perdonato per aver inflitto di nuovo questo scenario al Paese. Continuerò a battermi per la Gran Bretagna che amo”.
Senza citarlo esplicitamente, Starmer ha puntato il dito contro l’ascesa di Nigel Farage e del suo partito, Reform UK, che ha strappato migliaia di seggi ai laburisti. “Stiamo affrontando non solo tempi pericolosi, ma anche avversari molto pericolosi”, ha avvertito, sottolineando che se il Labour non prenderà le decisioni giuste, il Paese rischia di imboccare una “strada molto buia”.
L’attacco a Farage è stato diretto: “È un opportunista che gioca d’azzardo. Diceva che la Brexit ci avrebbe reso più ricchi e sicuri: falso. Ci ha resi più poveri, più deboli e l’immigrazione è schizzata alle stelle”.
Per riconquistare l’elettorato, Starmer ha delineato una bussola d’azione basata sulla sovranità economica e il ritorno in Europa, annunciando che già in settimana verrà presentato un disegno di legge per riportare sotto il controllo pubblico British Steel, una delle più grandi acciaierie d’Europa, poiché le nazioni forti hanno bisogno di produrre il proprio acciaio.
Il primo ministro si è detto inoltre orgoglioso di aver riportato in auge il programma Erasmus, ma punta a un piano più ampio per permettere ai giovani di tornare a lavorare, studiare e vivere in Europa. Infine, Starmer intende rimettere la Gran Bretagna al cuore del Vecchio Continente cercando, già dal prossimo Consiglio Europeo, una nuova direzione per riavvicinare Londra all’Unione Europea su temi quali commercio, difesa e sicurezza.
Nonostante il piglio decisionista, la tenuta politica di Starmer resta un’incognita. Oltre ai 36 deputati ribelli, si sono levate voci di ex fedelissimi come Paulette Barker, che ha chiesto una “transizione ordinata”, e David Smith, che sollecita un calendario chiaro per le dimissioni. Persino la sua ex vice, Angela Rayner, ha avvertito che questa è “l’ultima chance” per il partito.
Per dimostrare di aver capito il segnale delle urne, Starmer ha toccato una nota personale, citando le difficoltà dei suoi fratelli, un lavoratore precario e un’assistente sociale rimasta senza sussidi: “Lo status quo non ha funzionato per loro, come non funziona per milioni di persone. So che devo dimostrare ai delusi che si sbagliano, e lo farò”.