WASHINGTON - Tre superpetroliere battenti bandiera saudita, cariche complessivamente di sei milioni di barili di greggio, hanno attraversato lo Stretto di Hormuz poche ore dopo la firma dell’accordo tra Stati Uniti e Iran per fermare la guerra che ha colpito le forniture energetiche globali.

Il presidente americano Donald Trump e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian hanno firmato mercoledì (ora locale) il memorandum d’intesa, anticipandone l’entrata in vigore di due giorni rispetto alle attese. Il testo prevede l’apertura immediata dello Stretto di Hormuz e la revoca del blocco americano sui porti iraniani.

Gli operatori del trasporto marittimo avvertono che servirà tempo prima che il traffico nello stretto torni ai livelli precedenti alla guerra. Restano da garantire accessi sicuri e la rimozione di eventuali mine. Ma i primi effetti sono già visibili: navi che durante il conflitto avrebbero potuto spegnere i transponder per nascondere la propria posizione trasmettono ora i dati di navigazione, pronte a riprendere il passaggio.

Il memorandum apre una finestra di 60 giorni per negoziare un accordo definitivo sulla guerra avviata da Trump a febbraio insieme al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il nodo più complesso resta però il Libano. Israele, che ha invaso il Paese a marzo e occupa una vasta area del sud nella campagna contro Hezbollah, è rimasto fuori dai negoziati. L’Iran ha sempre sostenuto che ogni intesa di pace debba includere anche quel fronte.

Il testo firmato da Trump contiene una concessione rilevante a Teheran: chiede la “cessazione permanente” della guerra in Libano e la tutela della sua integrità territoriale e sovranità. Negli ultimi giorni, il presidente americano ha criticato apertamente le operazioni israeliane, accusando Israele di distruggere interi edifici per colpire miliziani di Hezbollah.

Ma la firma non ha fermato le ostilità. I media statali libanesi hanno riferito nuovi raid aerei e colpi d’artiglieria israeliani su città del sud, con almeno una persona uccisa in un’auto. Due funzionari israeliani hanno detto a Reuters che il governo Netanyahu sta conducendo negoziati serrati con Washington per mantenere truppe nel sud del Libano, in particolare nella zona cuscinetto a sud del fiume Litani.

In Israele, l’accordo Usa-Iran è stato accolto con ostilità da gran parte dello spettro politico. La scelta ora può diventare scomoda: proseguire l’operazione in Libano rischiando lo scontro con Trump, oppure ridurre la campagna militare per restare dentro il perimetro della nuova intesa.

La rotta del petrolio si è riaperta. La partita militare, invece, resta incompiuta.