LIMA - A pochi giorni dal ballottaggio presidenziale in Perù, il clima politico resta teso. Il partito Juntos por el Perú, che sostiene il candidato di sinistra Roberto Sánchez, ha presentato un ricorso contro le autorità elettorali chiedendo l'annullamento di tutti i voti espressi all'estero, un bacino elettorale nel quale la candidata conservatrice Keiko Fujimori ha ottenuto un vantaggio di quasi 90 mila preferenze, potenzialmente decisivo per l'esito finale della consultazione.
Secondo i dati diffusi dall'Oficina Nacional de Procesos Electorales (ONPE) alle ore 18:10 del 18 giugno 2026, Fujimori è in testa con il 50,112% dei voti, pari a 9.162.007 preferenze, mentre Sánchez segue con il 49,888%, corrispondente a 9.121.126 voti. Il distacco tra i due candidati è quindi di poco superiore a 40 mila voti.
Il ricorso, presentato lunedì, contesta una risoluzione approvata a maggio che ha modificato le modalità di gestione delle schede provenienti dall'estero. In precedenza, i verbali elettorali venivano digitalizzati presso i consolati; con la nuova procedura, invece, il materiale viene inviato fisicamente a Lima tramite valigie diplomatiche per essere scrutinato nella capitale.
Secondo Juntos por el Perú, tale cambiamento sarebbe stato adottato in “palese violazione del principio di intangibilità elettorale” e comprometterebbe principi fondamentali come la certezza del diritto, la prevedibilità delle procedure, la catena di custodia, il giusto processo elettorale, la legalità e l'imparzialità.
Dal canto suo, il Ministero degli Esteri peruviano ha difeso il procedimento, assicurando di aver garantito una “rigorosa catena di custodia” per il materiale proveniente da 119 uffici consolari.
Non è la prima contestazione avanzata dal partito di Sánchez. Nei giorni scorsi, Juntos por el Perú aveva già chiesto al Jurado Nacional de Elecciones (JNE) l'annullamento di centinaia di seggi in Argentina e negli Stati Uniti per presunte irregolarità. Tuttavia, il tribunale elettorale ha respinto le richieste, ritenendo che fossero state presentate oltre i termini previsti dalla legge.
Sánchez ha contestato tale decisione, sostenendo che il ritardo sarebbe stato causato dall'arrivo tardivo dei verbali provenienti dall'Argentina, circostanza che avrebbe creato una “impossibilità materiale” di esercitare tempestivamente i propri diritti di ricorso.
Nel frattempo, il Difensore civico del Perù, Josué Gutiérrez, ha ribadito la piena legittimità del ballottaggio e ha escluso qualsiasi ipotesi di frode elettorale. Presentando il rapporto preliminare dell'istituzione, Gutiérrez ha affermato che “non c'è stata alcuna frode, né si può parlare di frode”.
L'unica anomalia rilevata durante la giornata elettorale ha riguardato alcuni tentativi di invalidare voti attraverso segni aggiuntivi sulle schede. Tuttavia, dopo le verifiche, sono stati individuati poco più di venti casi in tutto il Paese, un numero considerato irrilevante ai fini del risultato finale.
Gutiérrez ha inoltre sottolineato il massiccio dispiegamento degli organismi elettorali, definendolo un miglioramento rispetto alle consultazioni precedenti, e ha evidenziato come i rappresentanti di entrambi i partiti fossero presenti nei seggi senza denunciare irregolarità il giorno del voto.
La Defensoría del Pueblo ha inoltre sviluppato un proprio sistema di conteggio parallelo per monitorare in tempo reale i risultati diffusi dall'ONPE. Secondo Gutiérrez, i dati raccolti dall'istituzione coincidono pienamente con quelli ufficiali, rafforzando ulteriormente la credibilità del processo di scrutinio.
Con un margine estremamente ridotto tra i due candidati e i ricorsi ancora in corso, il Paese resta in attesa dell'esito definitivo di una delle elezioni più combattute della sua storia recente.