PARIGI - Mentre l’Iran annuncia una riapertura temporanea dello Stretto di Hormuz, l’Europa accelera per garantire una soluzione strutturale e duratura. A Parigi, il vertice promosso dal presidente francese Emmanuel Macron e dal primo ministro britannico Keir Starmer ha sancito la nascita di una missione navale internazionale “difensiva e pacifica” destinata a ripristinare la libertà di navigazione una volta cessate le ostilità.
All’incontro hanno partecipato circa cinquanta Paesi, tra cui l’Italia con la premier Giorgia Meloni e la Germania con il cancelliere Friedrich Merz, tutti concordi sulla necessità di una presenza internazionale che dia fiducia alle compagnie di navigazione.
Il piano europeo, che si ispira al modello dell’Operazione Aspides nel Mar Rosso, si distingue nettamente dagli sforzi bellici a guida statunitense. Starmer ha ribadito che il conflitto tra Usa, Israele e Iran “non è la nostra guerra”, e Parigi ha chiarito che la missione non includerà le parti belligeranti né risponderà al comando statunitense.
L’obiettivo è puramente difensivo: consolidare l’annuncio della riapertura e renderlo incondizionato. Macron ha sottolineato che la presenza militare europea è l’unico strumento per dare continuità agli annunci di Teheran nel lungo termine, garantendo scorte regolari tramite fregate e cacciatorpediniere.
Il cuore tecnico della missione riguarda la bonifica delle acque, un settore in cui l’Europa vanta una superiorità tecnologica e numerica rispetto agli Stati Uniti. Mentre Washington ha in gran parte dismesso la propria flotta di dragamine, le potenze europee dispongono di oltre 150 unità specializzate.
Roma ha partecipato attivamente ai tavoli tecnici militari svoltisi nei giorni scorsi a Parigi per pianificare il coordinamento dello sminamento. Anche la Germania si è detta pronta a inviare i propri dragamine, sebbene il Cancelliere Merz abbia posto condizioni rigide: la missione necessita di un solido mandato internazionale, idealmente una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, oltre al via libera del Parlamento tedesco.
Londra e Parigi hanno esteso l’invito a partecipare anche a giganti asiatici come Cina e India, sebbene Pechino e Nuova Delhi non abbiano ancora rotto il silenzio. L’inclusione di questi attori sarebbe fondamentale per stabilizzare una rotta attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale.
Tuttavia, la Repubblica Islamica ha già iniziato a tracciare i propri confini alla cooperazione internazionale. Nonostante l’apertura ai traffici civili fino al 21 aprile, la tv di Stato iraniana ha chiarito che il transito alle navi militari resta vietato. Ogni passaggio nello Stretto richiederà l’autorizzazione dei Pasdaran e dovrà avvenire esclusivamente lungo le rotte designate dalla Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Una posizione che conferma quanto la “pace” nello Stretto sia ancora legata a un equilibrio precario tra la diplomazia europea e il controllo militare iraniano.