WASHINGTON - Sullo sfondo di un’escalation verbale sempre più accesa tra Washington e Teheran, le strategie per la gestione del conflitto con la Repubblica Islamica continuano a far discutere.

In un’intervista rilasciata a Real America’s Voice, il presidente statunitense Donald Trump ha rivelato di valutare tre possibili opzioni nei confronti dell’Iran. La prima consiste nel “continuare a fare quello che stiamo facendo ora: andare avanti così e guardare quanto stanno male, perché hanno un’inflazione del 300%. La loro valuta non ha quasi più alcun valore. Non pagano i propri soldati. I soldati se ne stanno andando. Quindi basta continuare così, perché quella situazione non è sostenibile”.  

Le alternative prevedono di “colpirli davvero, davvero duramente, oppure... in realtà, la terza opzione è semplicemente sconfiggerli economicamente. Ma lo stiamo già facendo comunque. In un certo senso fa parte della prima strategia”.

Inoltre, il presidente Usa ha assicurato che “dal punto di vista economico, sono un disastro. Non possono prendere in prestito denaro. Controlliamo il loro denaro, quello che avevano, che è molto. Ne avevano molto, e ne abbiamo il controllo totale. Sono il loro banchiere”. 

Parlando successivamente con i giornalisti nello Studio Ovale, il presidente statunitense ha ventilato scenari di ulteriore inasprimento del conflitto, sostenendo che gli Stati Uniti mantengono la piena potenza di fuoco per colpire Teheran. “Abbiamo sicuramente la capacità di un’escalation” e “abbiamo la capacità di decapitare” l’Iran, ha affermato di fronte alla stampa, aggiungendo un perentorio: “Lo scoprirete”. 

Attraverso una serie di messaggi pubblicati sulla sua piattaforma Truth, Trump ha inoltre attaccato le richieste giunte da Teheran: “Vedo che i rappresentanti della Repubblica Islamica dell’Iran chiedono un risarcimento per i danni subiti durante gli ultimi cinque mesi di conflitto militare (iniziato perché NON AVRANNO UN’ARMA NUCLEARE), sebbene la questione non sia mai stata menzionata in nessuno dei nostri negoziati o incontri! Ma è un’idea interessante perché ora anch’io chiedo un risarcimento all’Iran per tutte le persone che hanno ucciso e gravemente ferito con le loro bombe piazzate lungo le strade e nei numerosi conflitti per i quali sono famosi, inizialmente guidati dal generale Soleimani, comprese le famiglie delle vittime della USS Cole e di migliaia di altre persone uccise in combattimento”. 

Il capo della Casa Bianca ha poi precisato di aver impartito direttive ai suoi diplomatici: “Dovrebbe corrispondere un risarcimento alle famiglie delle centinaia di malattie di manifestanti innocenti che l’Iran ha ucciso negli ultimi 50 anni, per non parlare delle 52mila persone uccise negli ultimi cinque mesi. Ho incaricato i miei rappresentanti di inserire fermamente questa richiesta in tutti i futuri negoziati. Grazie per l’attenzione che dedicherete a questa questione!“.

In un secondo post, Trump ha concluso che “per quanto riguarda i negoziati, l’Iran dovrebbe essere ritenuto responsabile dei danni e delle morti causati alle popolazioni di Libano, Siria, Yemen e Gaza!“. 

Da Teheran è giunta la replica del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi.

Nel corso di una conferenza stampa citata da Al Jazeera, Araghchi ha rivendicato la posizione della Repubblica Islamica: “L’Iran ha dimostrato al mondo di essere una potenza tenace e invincibile. Ho sentito molte volte ministri degli Esteri e funzionari di altri Paesi dirmi: ‘Voi iraniani avete compiuto un miracolo, avete sorpreso il mondo intero’. Nessuno pensava che l’Iran potesse resistere in questo modo agli Usa”, ricordando come Washington godesse del sostegno di Israele, del mondo occidentale e di altri Paesi. 

Sottolineando il cambio di atteggiamento da parte della Casa Bianca dall’inizio del conflitto, scoppiato a fine febbraio con la campagna militare sino-statunitense e israeliana, Araghchi ha dichiarato: “Il presidente degli Stati Uniti scrisse due parole sui social media all’inizio della guerra: ‘Resa incondizionata’. Era questo che volevano da noi e, 20 giorni dopo, lo stesso nemico implorava negoziati”. 

Il controllo della navigazione nello Stretto di Hormuz (canale chiave attraverso cui prima della guerra transitavano mediamente tra le 130 e le 140 navi al giorno) resta al centro di affermazioni contrapposte e negoziati paralleli. Da un lato, Trump ha assicurato che lo Stretto “è completamente aperto” e “controllato solo dalla Marina degli Stati Uniti che lo ha sminato”.

Dall’altro lato, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha fornito una versione di segno contrario, spiegando che un eventuale intesa con l’Oman sulla navigazione non significherà la riapertura completa del braccio di mare, che rimarrà chiuso fino a quando gli Usa non revocheranno il blocco navale e non soddisferanno le richieste di Teheran, che considera lo Stretto una leva fondamentale.  

Baghaei ha chiarito che le trattative con Mascate si concentrano sul “raggiungimento di un’intesa su una rotta per il passaggio sicuro delle navi”, precisando che i colloqui procedono senza intoppi ma che l’argomento “è separato dalla discussione sulla riapertura dello Stretto di Hormuz”, la quale resta “subordinata alla rimozione delle condizioni imposte alla Repubblica islamica dell’Iran” da parte statunitense. 

Che l’accordo tra Iran e Oman sia “molto vicino” era stato già anticipato da Araghchi. Pur in assenza di negoziati diretti tra Teheran e Washington, il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha confermato nei giorni scorsi che il dialogo israelo-omanita avvenga con l’apporto dagli Stati Uniti. Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, ha confermato che i colloqui sul futuro della navigazione si trovano in una “fase avanzata” e “critica”, auspicando che la rotta possa riaprire “il prima possibile”. 

I dati sul campo riflettono una marcata paralisi commerciale. Citando le rilevazioni della società di monitoraggio Kpler diffuse da Reuters, Al Jazeera riferisce che il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è crollato a sole sei navi nelle ultime 24 ore (rispetto a una media di 11 registrata nei dieci giorni precedenti): quattro navi mercantili in entrata (tra cui due petroliere vuote) e due in uscita (una piccola petroliera con gas liquefatto e una con combustibili residui). 

A confermare la persistente insicurezza nell’area, la United Kingdom Maritime Trade Operations (Ukmto) ha reso noto di aver ricevuto la segnalazione di un “incidente” che ha coinvolto una petroliera e forze militari nel Golfo di Oman, precisando che le autorità competenti sono state informate e hanno avviato le relative indagini.