ROMA – Matteo Salvini chiede che Sigfrido Ranucci faccia un passo indietro dalla conduzione di Report almeno fino a quando non sarà fatta chiarezza sui suoi rapporti con Valter Lavitola, indicato dagli inquirenti come il mandante dell’attentato dell’ottobre scorso contro il giornalista.
“Io penso che gli italiani meritino chiarezza e fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti tra Ranucci e Lavitola, penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda”, ha dichiarato il vicepremier e leader della Lega.
Alla domanda se Report debba quindi proseguire senza il suo conduttore, Salvini ha risposto di sì. “Non ce l’ho con lui – ha precisato –. Credo che coloro che sono coinvolti direttamente in questa vicenda oscura debbano prendersi una pausa”.
Parole immediatamente rilanciate dallo stesso Ranucci sui social. “Il ministro Salvini chiede alla Rai la mia sospensione”, ha scritto il giornalista su Facebook, riportando la notizia dell’Ansa e sottolineando la richiesta avanzata dal vicepremier.
La presa di posizione di Salvini arriva mentre continuano a emergere particolari dell’inchiesta sull’attentato avvenuto il 16 ottobre 2025 nei pressi dell’abitazione di Ranucci a Pomezia, alle porte di Roma. Al centro delle indagini c’è Valter Lavitola, ex direttore dell’Avanti, accusato di essere il mandante dell’azione intimidatoria. I pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma gli contestano anche l’aggravante del metodo mafioso.
Per Lavitola è fissato a Rebibbia l’interrogatorio di garanzia. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire non soltanto la dinamica e la catena di responsabilità dell’attentato, ma anche la natura dei rapporti intercorsi tra l’ex direttore dell’Avanti e il conduttore di Report.
Dalle carte dell’inchiesta sarebbero emersi, infatti, numerosi contatti tra i due anche successivi all’attentato. Secondo quanto riportato nell’ordinanza di custodia cautelare, a un mese dall’esplosione Lavitola avrebbe manifestato a Ranucci preoccupazione per la sua sicurezza e per il mancato rafforzamento della scorta.
“Ti prego, se non ti danno la seconda macchina, dammi il via libera per fare tutto il casino che mi viene in mente”, gli avrebbe scritto, insistendo sulla necessità di predisporre una protezione più consistente intorno al giornalista.
È proprio il rapporto tra Ranucci e Lavitola, alla luce delle nuove risultanze investigative, ad avere alimentato nelle ultime ore lo scontro politico. Ma la difesa del giornalista respinge con forza qualsiasi tentativo di trasformare quei rapporti in un elemento a suo carico.
Per il suo avvocato Roberto De Vita, Ranucci sarebbe anzi “tre volte vittima”: prima di tutto dell’attentato, poi del tradimento e della strumentalizzazione da parte di una persona considerata amica e, infine, di quella che il penalista definisce una “massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico”.
Secondo De Vita, attraverso “congetture e insinuazioni” si starebbe cercando di trasformare “la vittima nel beneficiario più o meno consapevole dell’attentato”.
Il legale precisa comunque che la ricostruzione dovrà essere definitivamente accertata dalla magistratura. Allo stesso tempo, annuncia battaglia sul fronte delle dichiarazioni pubbliche che hanno coinvolto il giornalista.
“Adesso attendiamo il giudizio anche nei confronti di quanti sono stati denunciati per diffamazione aggravata per aver contribuito consapevolmente alla violenta azione denigratoria” contro Ranucci, ha dichiarato De Vita, definendo la campagna contro il conduttore di Report “pericolosa per la democrazia come un attentato”.
Sul versante giudiziario, gli inquirenti cercano intanto di completare il quadro dei soggetti che avrebbero partecipato alla preparazione dell’attentato. Un ruolo centrale nella ricostruzione investigativa viene attribuito a Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense indicato come factotum e collaboratore di Lavitola.
Secondo l’ipotesi degli investigatori, Tavares avrebbe svolto una funzione di collegamento con il gruppo che avrebbe materialmente collocato l’ordigno davanti all’abitazione di Ranucci. L’uomo si trova attualmente in Camerun e gli inquirenti stanno valutando le iniziative giudiziarie necessarie per riportarlo in Italia.
Tavares, da parte sua, ha spiegato al Tg1 di avere inizialmente programmato il rientro, salvo poi cambiare decisione dopo essersi consultato con un legale locale. Ha inoltre confermato di conoscere Antonio Passariello e Pellegrino D’Avino, indicati tra i presunti esecutori materiali dell’attentato, spiegando di avere lavorato in passato con loro nel settore della sicurezza.
Le dichiarazioni, i contatti e i rapporti personali sono ora al vaglio degli investigatori e dovranno essere valutati nell’ambito di un procedimento ancora in corso.
La vicenda giudiziaria si intreccia così sempre più direttamente con quella politica e con il futuro di Report. Alla richiesta di Salvini di una sospensione temporanea di Ranucci si contrappone la posizione della difesa del giornalista, che considera il conduttore esclusivamente parte lesa e denuncia il tentativo di trasformare i rapporti emersi dalle carte dell’inchiesta in un elemento di sospetto nei suoi confronti.
Sul fondo rimane l’indagine sull’attentato e una domanda destinata ad alimentare ancora il confronto: quale fosse realmente la natura del rapporto tra Ranucci e Lavitola e perché quest’ultimo, se verrà confermata l’accusa di essere il mandante dell’attentato, l’abbia organizzato e continuasse contemporaneamente a presentarsi al giornalista come amico preoccupato per la sua sicurezza.