ROMA - La morte di Abderrahim Fakir, l’uomo residente a Bologna ucciso durante un intervento delle forze dell’ordine, ha acceso un serio dibattito tra le file della politica e della società civile, non soltanto per le modalità con cui è avvenuta, ma anche per l’applicazione dello scudo penale.

La norma dello ‘scudo’, contenuta nell’ultimo decreto Sicurezza, voluto dalle forze di governo, è stata infatti utilizzata per la prima volta tra i casi registrati in Italia. La Procura, guidata da Paolo Guido, ha iscritto un procedimento nell’apposito registro Modello 45-bis, “nei confronti di quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento” di Bologna.

L’istituzione del Modello 45-bis, introdotto con l’approvazione del decreto Sicurezza da parte del Consiglio dei ministri, consiste in un nuovo registro delle Procure italiane, utilizzato dai pubblici ministeri per annotare i fatti di reato commessi “in evidente presenza di cause di giustificazione”, come la legittima difesa o l’uso legittimo delle armi.

E, nel caso in cui appaia “evidente” che il fatto è stato commesso in presenza di una circostanza giustificativa, il nome dell’autore non viene più iscritto automaticamente nei registri esistenti, ma annotato in un modello ad hoc, all’interno del quale è oggetto di un’“annotazione preliminare” e non di iscrizione nell’elenco degli indagati.

Nell’ambito dei fatti accaduti domenica scorsa sono in tutto sei le persone per cui l’ipotesi di reato è omicidio colposo. Due poliziotti e quattro operatori sanitari che appaiono nelle immagini del video che ha fatto il giro del mondo, con Fakir steso a terra ammanettato e i due agenti sopra di lui che lo tengono fermo.

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha sottolineato durante un’intervista che, quello applicato agli agenti, “non è uno scudo penale, ma la giusta collocazione di un caso all’interno di un’iscrizione in un registro apposito, voluto da una legge del governo Meloni: riguarda persone che sembrano aver partecipato a un fatto con la presenza di una causa di giustificazione”.

“Chi ha espressioni pregiudizialmente contrarie alle forze di Polizia non ha fiducia in queste, né nella magistratura - ha aggiunto Piantedosi -. È un episodio molto documentato da bodycam e altre riprese fatte”.

Intervenuta sull’argomento, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha dichiarato che “sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore”, poi, facendo riferimento a quanto accaduto durante la manifestazione di Bologna, ha ammonito che “nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine”.

Dalle sue pagine social Meloni attacca direttamente anche il sindaco del capoluogo emiliano Matteo Lepore, organizzatore della manifestazione in solidarietà a Fakir, accusandolo di aver usato la vicenda “come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza”, non perché voleva “la verità”, ma perché cercava “lo scontro”.

Le polemiche di Bologna e quelle di Roma per il caso Roggero stanno alimentando la tensione alla Camera. Il capogruppo FdI Galeazzo Bignami accusa l’opposizione di essere “paravento dei nipotini coltivati nei centri sociali”.

Il leader M5s Giuseppe Conte risponde affermando che “nel caso Roggero non parliamo assolutamente di legittima difesa, parliamo di una rappresaglia, una vendetta”, mentre su Fakir “la morte è accertata nel momento in cui era sotto il controllo delle forze dell’ordine, il personale sanitario attorno”.

Il vicepremier Matteo Salvini si scaglia contro chi “sta alimentando odio e conflitto nei confronti di chi indossa una divisa”, definendolo un atteggiamento “irresponsabile” e invitando i colleghi e le istituzioni “a lasciar fuori dalla bagarre politica donne e uomini in divisa”, dando invece modo alla magistratura di fare “chiarezza, ma senza invocare le piazze per linciaggi mediatici che possono diventare pericolosissimi”. 

“Gli scontri a Bologna hanno dimostrato, ancora una volta, che la vera violenza è a sinistra” affonda sui social il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci.

“Abbiamo chiesto subito di accertare fino in fondo e fare piena luce su quello che è accaduto con la morte di Fakir - la posizione della segretaria del Pd, Elly Schlein -. È doveroso che le istituzioni chiedano di fare piena luce, qualcosa non è andato come doveva, tutti siamo rimasti sconvolti. Quando un uomo muore durante un’operazione di fermo, lo Stato ha fallito. La politica non deve arrivare con condanne o assoluzioni di ufficio, sarà la magistratura a stabilire se ci saranno responsabilità e di chi”.