LONDRA - Nuovo e pesantissimo scossone politico nel Regno Unito. Il ministro della Salute britannico, Wes Streeting, principale rivale interno di Keir Starmer, esce dal governo.

Le dimissioni, rassegnate attraverso una durissima lettera indirizzata al primo ministro, aprono ufficialmente la strada a una resa dei conti interna e a una potenziale sfida per la leadership del Partito Laburista. 

Il passo d’addio di Streeting è arrivato come una doccia fredda su Downing Street. Poco prima dell’annuncio, infatti, il portavoce ufficiale del primo ministro aveva tentato di gettare acqua sul fuoco, assicurando ai giornalisti che il ministro sarebbe rimasto al suo posto, che godeva della piena fiducia di Starmer e che i dati dimostravano l’impatto “molto positivo” del suo lavoro sulla gestione del Servizio Sanitario Nazionale (Nhs). 

I tentativi di mediazione di facciata sono stati però smentiti dalle parole dello stesso Streeting, che nella missiva ha ripreso i contenuti di un teso colloquio avvenuto a inizio settimana: “Sebbene i successi nel miglioramento delle prestazioni dell’Nhs siano ottimi motivi per rimanere in carica, come sapete dalla nostra conversazione di inizio settimana, avendo perso fiducia nella vostra leadership sono giunto alla conclusione che sarebbe disonorevole e contrario ai principi farlo”. 

Streeting è stato spietato nel fotografare la parabola del primo ministro, esplicitando ciò che molti a Westminster sussurrano da giorni: “È ormai chiaro che non guiderà il Partito Laburista alle prossime elezioni generali”. Secondo l’ormai ex ministro, l’elettorato, i parlamentari e i sindacati desiderano che il dibattito sul domani del Labour sia “una battaglia di idee, non di personalità o di meschini conflitti tra fazioni”. 

A spingere Streeting al grande passo sono stati i risultati “senza precedenti” delle elezioni locali della scorsa settimana, che hanno visto una pesante batosta per i laburisti. L’ex ministro ha indicato l’impopolarità del governo come il fattore determinante delle sconfitte in Inghilterra, Scozia e Galles, citando errori politici individuali (come il contestato taglio al sussidio per il riscaldamento invernale) e l’ambiguo discorso “sull’isola degli stranieri”, elementi che hanno lasciato il Paese “disorientato e incerto su chi siamo e in cosa crediamo veramente”. 

Streeting ha poi attaccato frontalmente lo stile di gestione del premier, definendolo un “approccio autoritario nei confronti delle voci dissenzienti” che finisce per impoverire la politica del partito, e ha aggiunto un carico da novanta: “Dove abbiamo bisogno di visione, c’è il vuoto. Dove abbiamo bisogno di direzione, c’è la deriva. Questo è stato drammaticamente sottolineato dal suo discorso di lunedì“.  

Tra le motivazioni forti dell’uscita dal governo, l’ex ministro ha citato anche la necessità di rispondere alla crescita e alla minaccia politica rappresentata da Reform UK. 

Pur non avendo ancora formalizzato la propria candidatura alla segreteria, Streeting ha chiesto che il Labour organizzi una competizione con la “migliore rosa possibile di candidati”. Un passaggio che diversi osservatori politici hanno interpretato come un’esplicita apertura verso il sindaco di Manchester, Andy Burnham. 

Sebbene Streeting non abbia indicato scadenze precise, la strategia sottesa appare chiara: concedere il tempo necessario affinché Burnham possa correre in un’elezione suppletiva per rientrare in Parlamento e avere così i requisiti legali per candidarsi alla leadership. La battaglia per il futuro del Labour, e del governo britannico, è ufficialmente iniziata.