ROMA - Un’operazione antimafia internazionale sui patrimoni ritenuti riconducibili a Matteo Messina Denaro ha portato al sequestro di beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro e all’arresto di tre persone.
Il provvedimento è stato coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo ed eseguito dai finanzieri del Comando provinciale della Guardia di finanza.
In carcere sono finiti Giacomo Tamburello, indicato dagli investigatori come vicino al boss di Castelvetrano, Maria Antonina Bruno e Luca Tamburello, arrestati in Spagna nell’ambito della cooperazione giudiziaria internazionale.
L’indagine patrimoniale e finanziaria, secondo gli inquirenti, ha permesso di ricostruire un articolato sistema di riciclaggio e reimpiego di capitali legati al narcotraffico e a contesti storici di Cosa nostra trapanese, con ricchezze accumulate in oltre quarant’anni e progressivamente reinserite nell’economia legale attraverso una rete internazionale di società, intermediari e strumenti finanziari.
Gli investigatori hanno individuato una struttura patrimoniale ramificata, composta da holding, veicoli societari e conti bancari distribuiti in più Paesi, tra cui Spagna, Lussemburgo, Svizzera, Principato di Monaco, Isole Cayman, Gibilterra e Libano.
Secondo l’accusa, i capitali sarebbero stati reinvestiti in partecipazioni azionarie, strumenti finanziari complessi, operazioni immobiliari e metalli preziosi.
Tra i beni sequestrati figurano otto società estere: cinque con sede in Spagna, due a Gibilterra e una alle Isole Cayman. Le società sarebbero state utilizzate come contenitori per investimenti immobiliari e per schermare la reale titolarità del patrimonio.
Le indagini hanno documentato anche rapporti bancari e portafogli titoli per circa 12,5 milioni di euro, oltre a quote di partecipazione di rilevante valore nell’azionariato di un istituto di credito libanese, e investimenti in metalli preziosi- in particolare oltre 12 chili di oro - poi confluiti nelle disponibilità finanziarie sottoposte a sequestro.
Particolarmente rilevante anche il capitolo immobiliare: sono stati individuati 22 immobili di pregio, molti dei quali resort di lusso nella Costa del Sol, tra Marbella, Benahavís e Puerto Banús, alcune delle aree più esclusive del mercato immobiliare spagnolo.
Secondo la ricostruzione investigativa, il patrimonio sarebbe stato gestito nel tempo, sotto la supervisione del narcotrafficante indicato dagli inquirenti, dalla moglie e soprattutto dal figlio.
Per la Direzione nazionale antimafia, il sequestro rappresenta un colpo strategico non solo sul piano economico, ma anche rispetto al tentativo di riorganizzazione delle strutture residue di Cosa nostra, e sottrarre queste risorse significa indebolire la capacità dell’organizzazione di rigenerare consenso, potere economico e influenza sul territorio e sui mercati internazionali.
“È un’operazione di grande importanza dal punto di vista strategico”, ha detto il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo durante la conferenza stampa, aggiungendo che “non si tratta solo di individuare e sottrarre a un’organizzazione potente come Cosa nostra una parte importante delle ricchezze accumulate con lo sfruttamento parassitario del territorio, ma si tratta di un’indagine che consente di ostacolare il tentativo di ridarsi un’organizzazione unitaria e onnicomprensiva come quella esistita sino a molti anni fa”.
Secondo il magistrato, le risorse occultate rappresentano infatti “una parte della garanzia che tutte le componenti dell’organizzazione ripongono nella funzione del vertice”.