CANBERRA - La senatrice Michaelia Cash ha attaccato con fermezza la Sex Discrimination Commissioner Anna Cody dopo un acceso scambio in Commissione parlamentare sulle tutele contro la discriminazione legata alla gravidanza e alla potenziale gravidanza.
Durante un’audizione del Legal and Constitutional Affairs committee, Cash ha chiesto a Cody se le protezioni previste dalla legge potessero applicarsi anche a donne transgender. La commissaria ha risposto che una donna transgender potrebbe essere “ritenuta incinta o capace di esserlo”, aprendo uno scontro immediato con la Coalizione.
Ieri, ospite di Sky News, Cash ha ribadito la propria posizione: “Gli uomini biologici non possono avere bambini. Non possono averli nemmeno potenzialmente, comunque la si guardi”. La senatrice ha poi accusato Cody di sostenere che uomini biologici, anche se si identificano come donne, possano avere figli. “Get over yourself” (datti una regolata), ha detto.
Secondo Cash, l’episodio dimostra la necessità di cambiare il Sex Discrimination Act. A suo giudizio, molti australiani avrebbero visto lo scambio come la prova di una Canberra ormai scollegata dal senso comune. La senatrice ha detto che un futuro governo della Coalizione modificherebbe la legge per riflettere la realtà del sesso biologico.
Il leader dell’opposizione Angus Taylor aveva già indicato una linea simile. In un post del 16 maggio aveva promesso di modificare l’Act per garantire protezioni basate sul sesso biologico per donne e ragazze, ma anche per uomini e ragazzi. Taylor ha detto che la Coalizione definirebbe nella legge il sesso biologico come maschile o femminile, cioè il sesso alla nascita, e proteggerebbe gli spazi riservati a un solo sesso.
Cody, durante l’audizione, ha distinto tra un uomo biologico che si identifica come uomo e una donna transgender. Nel suo esempio, una donna transgender candidata a un lavoro potrebbe essere interrogata sull’intenzione di avere figli; se rispondesse sì e poi non ottenesse il posto, potrebbe sostenere di essere stata discriminata sulla base della potenziale gravidanza.
La posizione ha provocato reazioni accese anche fuori dal Parlamento. Rachael Wong, CEO di Women’s Forum Australia, ha definito il dibattito una “farsa” e ha paragonato la situazione a uno sketch di Monty Python diventato realtà burocratica.
La controversia si inserisce nel dibattito più ampio sul rapporto tra identità di genere, sesso biologico e tutele antidiscriminatorie. Per la Coalizione, il caso conferma che la legge va riscritta. Per Cody, la questione riguarda l’applicazione tecnica delle protezioni esistenti. Lo scontro politico, però, è già diventato molto più diretto.