CANBERRA - Il contributo dell’immigrazione alla crescita della popolazione australiana tornerà al centro dello scontro politico con la pubblicazione dei nuovi dati annuali dell’Australian Bureau of Statistics.
L’ente diffonderà in giornata le cifre sui livelli di migrazione nei 12 mesi fino a giugno, come parte dei dati annuali sulla popolazione. Il tema emerge in una fase di forte tensione politica, mentre Liberali e One Nation che accusano il governo Laburista di aver sottovalutato negli anni precedenti i numeri della migrazione netta.
Nella manovra finanziaria di maggio, il governo ha rivisto al rialzo la propria previsione di 55mila arrivi. Dopo aver indicato un saldo di 240mila persone, ora stima che poco meno di 300mila stranieri abbiano fatto dell’Australia la propria casa nell’ultimo anno. Il numero sarebbe quasi identico ai 306mila registrati nel 2024/25 e inferiore ai picchi del 2022 e 2023, quando la ripresa post-pandemia portò gli arrivi netti a un record di 538mila.
Nel suo primo intervento al National Press Club, Pauline Hanson ha collegato multiculturalismo e alti livelli di immigrazione a quella che ha definito una crisi nazionale. La leader di One Nation ha sostenuto che molti australiani percepiscono una perdita di identità e valori. “Sotto la fallita politica del multiculturalismo, tutte le culture sono considerate equivalenti alla nostra”, ha detto, sostenendo che opporsi a questo non sia razzismo ma “buon senso”.
One Nation propone un tetto di 130mila visti, ben sotto la previsione di lungo periodo del governo, pari a 225mila arrivi l’anno. La Coalizione vuole invece legare la politica migratoria al completamento di nuove abitazioni. Secondo il leader dell’opposizione Angus Taylor, questo potrebbe ridurre gli ingressi di almeno il 70%.
Il dibattito si inserisce in un quadro sociale meno compatto. Dati separati dell’ABS pubblicati a maggio mostrano che la quota di australiani favorevoli a una società composta da culture diverse è scesa dall’85% al 75%.
Anthea Hancocks, CEO dello Scanlon Foundation Research Institute, definisce il calo preoccupante, pur ricordando che il sostegno alla diversità resta alto. Secondo Hancocks, indicare i migranti come causa diretta del disagio economico e della radicalizzazione rischia di oscurare il confronto necessario su come migliorare il sistema.
“La migrazione merita un approccio molto non-partisan”, ha detto. Per l’Australia, resta una parte essenziale della prosperità. Ma la discussione, ormai, è diventata uno scontro aperto su numeri, identità e modello nazionale.