TRIESTE - Due giovani, un uomo di nazionalità marocchina e una donna italiana, sono morti nell’incendio divampato nella notte tra lunedì 2 e martedì 3 novembre all’interno del Magazzino 18, uno degli edifici del Porto Vecchio di Trieste. I vigili del fuoco hanno trovato i corpi al piano superiore della struttura, dopo aver affrontato un rogo che aveva già avvolto un soppalco in legno, provocandone il crollo.
Le cause dell’incendio sono ancora in corso di accertamento. Secondo le prime valutazioni, le due vittime potrebbero essere morte per inalazione di fumo o per le lesioni provocate alle vie respiratorie dai gas ad alta temperatura.
Quando le squadre dei vigili del fuoco sono arrivate sul posto, nella tarda serata di lunedì, dall’edificio uscivano già dense colonne di fumo e le fiamme, partite dal piano terra, si stavano rapidamente propagando ai livelli superiori.
Mentre alcuni soccorritori, muniti di autorespiratori, avviavano le operazioni di spegnimento, altri cercavano di raggiungere gli ambienti interni, aprendosi dei varchi con cesoie e attrezzature da intervento.
Al piano superiore è avvenuto il ritrovamento dei due corpi. Le operazioni di soccorso e messa in sicurezza sono proseguite per tutta la notte, concludendosi intorno alle 7.45 del mattino.
Sul posto sono intervenuti anche polizia, carabinieri, personale della Scientifica e il medico legale. Le indagini procedono nel massimo riserbo, mentre gli investigatori cercano di ricostruire le circostanze del rogo e la presenza delle vittime nell’edificio.
Il Magazzino 18, come altre strutture abbandonate del Porto Vecchio, viene utilizzato da tempo come rifugio di fortuna da persone migranti arrivate in Italia attraverso la rotta balcanica, nonostante l’accesso agli immobili sia vietato.
Gli investigatori non escludono che al momento dell’incendio nell’edificio si trovassero altre persone, riuscite a fuggire prima dell’arrivo dei soccorsi. Per ora, però, questa circostanza non è stata confermata.
Nel corso della mattinata, le forze dell’ordine sono tornate nell’area dell’antico scalo e hanno allontanato un gruppo di migranti che si trovava nelle vicinanze.
La tragedia ha riacceso il confronto sulle condizioni delle persone senza una sistemazione stabile e sull’utilizzo degli edifici dismessi del Porto Vecchio.
Il direttore della Caritas di Trieste, padre Giovanni La Manna, ha espresso “profonda indignazione” per quanto accaduto, mentre il Consorzio italiano di solidarietà, organizzazione impegnata nell’assistenza ai rifugiati, ha definito le due morti “una tragedia annunciata”.
Critiche sono arrivate anche dalla senatrice del Partito democratico Tatjana Rojc, secondo la quale le vittime avrebbero potuto essere salvate.
“Trieste e i triestini non possono più accettare fatti come questo”, ha dichiarato Mitja Gialuz, presidente della Barcolana, la storica regata velica cittadina, che ha recentemente annunciato la propria disponibilità a candidarsi a sindaco con il centrosinistra.
A queste prese di posizione ha risposto il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, criticando la politicizzazione della vicenda.
“Di fronte a una simile tragedia, le polemiche emerse in queste ore cadono del tutto”, ha affermato Fedriga, giudicando “preoccupante” e “vergognoso” alimentare contrasti politici davanti alla perdita di due vite.
Intanto, in Prefettura si è svolta una riunione di coordinamento presieduta dal prefetto Giuseppe Petronzi, con la partecipazione delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco. Al centro dell’incontro le misure di sicurezza da adottare e il monitoraggio degli edifici dell’area portuale.