TEHERAN - A quattro mesi dalla sua morte, avvenuta il 28 febbraio scorso in seguito a un attacco congiunto israeliano-statunitense, la salma dell’ex Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, è giunta presso il Grand Mosalla di Teheran. Si apre così una solenne commemorazione nazionale di sei giorni caratterizzata da un’affluenza senza precedenti.
Le autorità prevedono la partecipazione di un numero compreso tra i 15 e i 20 milioni di persone nella sola capitale per quello che il regime ha concepito come una monumentale dimostrazione di forza, all’indomani di un conflitto durato quasi 40 giorni e costato la vita a numerosi alti dirigenti e a migliaia di civili.
La televisione di Stato ha mostrato le prime immagini del presidente iraniano Massoud Pezeshkian in preghiera davanti al feretro avvolto nella bandiera nazionale, sul quale è posato un turbante nero. Al suo fianco, i membri del governo e l’influente Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento e capo della squadra negoziale iraniana. Le pareti del vasto complesso religioso del Grand Mosalla sono state adornate con i ritratti dell’Ayatollah (rimasto in carica per tre decenni) e drappeggiate con bandiere nere in segno di lutto e rosse, simbolo di martirio e vendetta.
Nelle stesse ore, un importante segnale politico è arrivato da una cerimonia funebre in forma ridotta celebrata ieri sera vicino all’ex residenza della Guida Suprema. All’evento è riapparso in pubblico il generale Ahmad Vahidi, potente capo delle Guardie Rivoluzionarie (Pasdaran), che non si mostrava dall’8 febbraio. Foto diffuse dai media di Stato lo mostrano seduto proprio accanto alla bara di Khamenei.
Vahidi è considerato una figura chiave nella definizione della linea dura dell’Iran nei negoziati per una possibile fine definitiva della guerra con gli Stati Uniti, nonché membro di una ristrettissima cerchia in contatto diretto con la nuova Guida Suprema iraniana, che si trova tuttora nascosta.
I funerali si svolgono in un clima di altissima tensione geopolitica. Il comandante di Khatam al-Anbiya (il Comando congiunto delle forze armate iraniane), Ali Abdollahi, ha lanciato un duro avvertimento a Israele e agli Stati Uniti contro qualsiasi “errore di valutazione” durante la settimana di cerimonie, minacciando “reazioni dure e deplorevoli” in caso di attacco.
Sulla stessa linea, il presidente del Parlamento Ghalibaf ha chiarito la posizione negoziale della Repubblica Islamica durante un incontro con il presidente della Camera dei rappresentanti bielorussa, Igor Sergeyenko: “Chiederemo con fermezza la piena attuazione degli accordi raggiunti. Se gli Stati Uniti e il regime sionista non onoreranno i propri impegni, la Repubblica Islamica dell’Iran riprenderà le sue misure proporzionate.”
Le cerimonie pubbliche prenderanno ufficialmente il via sabato 4 luglio e si snoderanno lungo un percorso transnazionale studiato per unire il fervore religioso, l’identità nazionale e la dimensione spirituale dello sciismo internazionale. Si comincerà con la camera ardente a Teheran, allestita nella moschea centrale, cuore politico e spirituale del Paese, che serve a ribadire il ruolo di Khamenei come autorità teocratica e l’unità del popolo attorno alle istituzioni. Lunedì le strade della capitale ospiteranno poi la grande processione d’addio che attraverserà i luoghi del potere politico, tra cui la Presidenza, il Parlamento e i quartieri generali delle Forze Armate.
Martedì il corteo si sposterà a Qom, la città santa dei seminari e del mausoleo di Fatima Masoumeh, considerata la culla dell’ideologia della Repubblica Islamica, per raccogliere l’omaggio dell’establishment clericale. Successivamente il feretro varcherà i confini nazionali per un passaggio in Iraq che toccherà Karbala luogo del martirio dell’Imam Hussein, legando la figura di Khamenei ai temi sciiti del sacrificio e della resistenza, e Najaf, sede del santuario dell’Imam Ali e centro del prestigio sciita globale, a dimostrazione dei legami transnazionali di Teheran.
Il lungo viaggio si concluderà infine il 9 luglio a Mashhad, la città più sacra dell’Iran e luogo natale di Khamenei, dove l’ex Guida Suprema verrà sepolta nel santuario dell’Imam Reza, dove riposa anche suo padre, l’ayatollah Sayyed Jawad Khamenei.
Sullo sfondo delle esequie, resta monitorato il termometro economico e militare della regione: lo Stretto di Hormuz. Secondo i dati della società di consulenza Marisks rilanciati dalla Cnn, il traffico marittimo sta registrando una lenta e cauta ripresa. La scorsa settimana sono state 335 le navi a transitare nello stretto, e per la settimana in corso si prevede un dato simile, con un massimo di 215 transiti completati entro la fine della giornata di oggi.
Le cifre restano lontane dai circa 100 transiti commerciali al giorno registrati prima della guerra. Marisks avverte che la navigazione mercantile internazionale si sta muovendo “a un ritmo più moderato rispetto al traffico locale e regionale”, poiché armatori e assicuratori mantengono un approccio prudente. L’incertezza sul rischio di un conflitto più ampio rimane infatti elevatissima, specie dopo che un attacco iraniano contro una nave, la scorsa settimana, ha costretto a sospendere le evacuazioni dei marittimi rimasti bloccati.
Nel frattempo, Teheran continua a imporre la propria autorità nell’area, ribadendo che i mercantili devono utilizzare esclusivamente le rotte marittime designate dall’Iran.