TEHERAN - La tensione in Medio Oriente ha raggiunto livelli di guardia senza precedenti, dopo l’intensificazione dell’offensiva israeliana in Libano e la concreta minaccia di un imminente attacco aereo su vasta scala contro Beirut.
Nonostante l’Europa sia intervenuta duramente chiedendo a Israele di porre fine all’escalation e di rispettare la sovranità territoriale del Paese, il premier Benjamin Netanyahu ha tirato dritto, blindando la linea dell’intransigenza: “Non ci sarà una situazione in cui Hezbollah attacca le nostre città e i nostri cittadini mentre i quartier generali del terrorismo a Dahiyeh, nella periferia sud della capitale, restano fuori portata”. Un’offensiva che, secondo fonti diplomatiche, si muove con il sostanziale via libera tattico degli Stati Uniti.
La reazione dell’Iran non si è fatta attendere, innescando una reazione a catena che rischia di incendiare non solo il fronte bellico, ma anche l’economia globale. Per bocca del portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, la Repubblica Islamica ha avvertito che non esiterà ad agire in qualsiasi modo per sostenere la resistenza libanese contro quella che definisce “un’aggressione illegale”.
Poco dopo, il quartier generale centrale del comando unificato iraniano Khatam al-Anbiya, guidato dal comandante Ali Abdollahi, ha lanciato un drammatico e diretto avvertimento via Telegram ai civili israeliani: “In considerazione delle reiterate violazioni del cessate il fuoco da parte del regime, avvertiamo i residenti delle regioni settentrionali e degli insediamenti militari nei territori occupati: se non vogliono subire danni, abbandonino la zona”.
Il timore peggiore per i mercati internazionali è legato alle minacce strategiche trapelate tramite l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, vicina al Corpo dei Pasdaran. Teheran ha ufficialmente messo in agenda la determinazione a bloccare completamente lo Stretto di Hormuz (arteria vitale per il transito del greggio mondiale) e ad attivare altri fronti caldi, tra cui il blocco dello stretto di Bab el-Mandeb sul Mar Rosso, al fine di punire Israele e i suoi sostenitori occidentali.
Parallelamente, sul piano diplomatico, l’Iran ha decretato la rottura totale dei canali di comunicazione con Washington. I negoziatori di Teheran hanno sospeso lo scambio di testi e i colloqui mediati con gli Stati Uniti.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha spiegato su X la linea del governo: “Il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti è inequivocabilmente valido su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano. La sua violazione su un fronte è una violazione su tutti i fronti. Gli Stati Uniti e Israele sono responsabili delle conseguenze”.
Teheran esige lo stop immediato delle operazioni militari a Gaza e in Libano, insieme al totale ritiro delle truppe israeliane dalle aree occupate; fino ad allora, fanno sapere i diplomatici, non vi sarà alcun tavolo possibile.
Da Washington, il presidente Usa Donald Trump ha risposto alle mosse di Teheran ostentando una totale indifferenza e liquidando la rottura diplomatica con parole durissime. Interpellato prima dalla Nbc News e poi dalla Cnbc sulla possibilità che il dialogo sia definitivamente naufragato o che si tratti di un bluff dei Pasdaran, Trump ha replicato seccamente: “Onestamente, non mi importa se i negoziati sono finiti. Non potrebbe importarmene di meno. Se sono finiti, sono finiti. Penso che avessimo già impiegato troppo tempo, francamente la questione era diventata un po’ noiosa”.
Il capo della Casa Bianca ha poi ammesso di non essere stato informato preventivamente da Teheran, aggiungendo con sarcasmo: “È giusto che non abbiano detto nulla, dopotutto sono più abili negoziatori che combattenti”. Trump ha comunque rassicurato gli osservatori sul fatto che gli Stati Uniti non inizieranno a bombardare l’area per questa ragione, confermando però che il blocco economico rimarrà rigidamente in vigore. “Penso che abbiamo parlato fin troppo, se volete sapere la verità. Stare in silenzio, adesso, farà molto bene”, ha chiosato il presidente.
Nonostante la rigidità della posizione ufficiale, l’Iran sembra comunque muoversi dietro le quinte per evitare il punto di non ritorno. Nel corso di una concitata telefonata, il ministro degli Esteri Araghchi ha contattato il suo omologo pakistano, Mohammad Ishaq Dar, chiedendo a Islamabad di continuare a utilizzare i propri canali diplomatici e i suoi “buoni uffici” per facilitare una parziale de-escalation tra Washington e Teheran e sostenere gli sforzi per salvare il salvabile della tregua. Dal canto suo, il ministro pakistano Dar ha espresso la seria preoccupazione del proprio governo, rimarcando l’importanza vitale di mantenere intatti gli accordi esistenti per evitare il collasso definitivo della sicurezza nella regione.