UDINE - Si chiude con un’archiviazione l’inchiesta per presunta violenza sessuale che vedeva coinvolto Oumar Solet, difensore francese dell’Udinese. 

Il gip del Tribunale di Udine ha accolto la richiesta della Procura, ritenendo che gli elementi raccolti durante le indagini non consentano una ragionevole previsione di condanna. Per il calciatore non ci sarà quindi alcun rinvio a giudizio. 

L’indagine era nata dalla denuncia presentata da una donna dopo una serata del maggio 2025 trascorsa con Solet e altre persone, poi conclusa nell’abitazione del giocatore. 

La denunciante aveva sostenuto di avere subito atti sessuali in una condizione di alterazione tale da non consentirle una piena capacità di autodeterminazione. 

Già nei mesi scorsi la Procura aveva chiesto l’archiviazione, sostenendo che gli accertamenti non avessero fornito elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio. 

La persona offesa si era inizialmente opposta, chiedendo ulteriori approfondimenti investigativi. Successivamente ha rimesso la querela e rinunciato all’opposizione. 

Il gip ha esaminato il fascicolo e ha condiviso le conclusioni del pubblico ministero. 

Nel provvedimento il giudice osserva che è certo che quella sera la donna abbia consumato bevande alcoliche e abbia avuto rapporti sessuali. Non è stato però possibile dimostrare che quei rapporti siano stati il risultato di violenza, minacce o compressione della sua libertà di scelta. 

Le testimonianze raccolte, si legge nel decreto, escludono comportamenti violenti o intimidatori finalizzati a ottenere rapporti contro la volontà della donna. 

Anche alcuni segni rilevati sul corpo della denunciante non sono stati considerati prove decisive, perché ritenuti compatibili anche con rapporti consensuali e non collocabili con certezza nel perimetro dei fatti oggetto dell’indagine. 

Per il gip, gli elementi raccolti non permettono di stabilire con certezza che la donna fosse in uno stato tale da non potersi autodeterminare, né che una eventuale condizione di alterazione fosse percepibile dagli altri presenti. 

Le immagini acquisite, anzi, secondo la Procura mostrerebbero comportamenti incompatibili con uno stato di totale incoscienza. 

I difensori di Solet, Filippo Morlacchini e Stefano Laporta, hanno espresso “viva soddisfazione” per un esito definito “ampiamente liberatorio”.