TEHERAN - Il blocco dell’accesso all’Internet globale imposto dalle autorità iraniane ha raggiunto il suo 75esimo giorno, diventando ufficialmente il blackout digitale più lungo mai registrato a livello mondiale. Superato il precedente primato di 72 giorni stabilito dal Myanmar durante il colpo di Stato del 2021, la Repubblica Islamica stabilisce un nuovo standard di isolamento tecnologico. 

Secondo i dati forniti da NetBlocks, l’organizzazione internazionale che monitora la libertà della rete, la durata della censura in Iran non ha precedenti in una società così digitalmente connessa. Alp Toker, direttore di NetBlocks, ha sottolineato l’eccezionalità dell’evento confrontandolo con altri casi storici.  

Attualmente il blackout in Iran del maggio 2026 ha raggiunto i 75 giorni ed è ancora in corso, superando i 72 giorni registrati in Myanmar nel febbraio 2021. Seguono per durata i casi del Sudan, con 36 giorni nel giugno 2019 e 25 giorni nell’ottobre 2021, oltre al precedente episodio iraniano del gennaio 2026, quando la rete fu interrotta per 20 giorni durante la repressione delle proteste.  

NetBlocks precisa che, sebbene esistano zone con assenza totale di segnale come la Corea del Nord o casi specifici in Libia, il blackout iraniano è unico per scala nazionale e complessità tecnica. Teheran non si è limitata a “staccare la spina”, ma ha trasformato l’accesso alla rete in un privilegio costoso e discriminatorio.  

Questo sistema, definito dai media locali come “Internet per classi”, si articola su due pilastri principali. Il primo è denominato Internet Pro, un piano di accesso limitato e sorvegliato, approvato dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale e gestito dal Centro Nazionale per il Cyberspazio. Il secondo pilastro è costituito dalle cosiddette Carte Bianche, ovvero permessi speciali destinati esclusivamente alle alte cariche politiche e ai funzionari governativi; queste tessere garantiscono una navigazione senza censura che resta attiva anche durante i blackout totali, alimentando così il profondo malcontento della popolazione. 

La denuncia di NetBlocks evidenzia come questa gestione abbia provocato un drastico deterioramento della sicurezza digitale. Le “liste bianche” di indirizzi IP autorizzati e i piani governativi stanno favorendo un mercato nero fatto di speculazioni, truffe e corruzione, esponendo gli utenti a una sorveglianza ancora più capillare. 

Sul fronte interno, le critiche arrivano persino da settori dell’esecutivo. Il prolungato isolamento sta causando danni economici incalcolabili, colpendo in primo luogo il commercio, dove la crisi non risparmia i negozi online e l’intero sistema dei pagamenti digitali e della pubblicità. Parallelamente, il blocco ha paralizzato il settore dei servizi, con gravi ripercussioni sui trasporti, sul comparto bancario e sull’esportazione di servizi tecnologici. 

Nonostante la fine ufficiale dei combattimenti legati alle tensioni regionali, il presidente Masoud Pezeshkian non ha ancora fornito spiegazioni sul persistere della misura. Mentre il governo critica formalmente “ogni forma di discriminazione nell’accesso”, la responsabilità operativa resta saldamente nelle mani delle agenzie di sicurezza nazionale, che giustificano il blackout come misura di difesa necessaria nella guerra tecnologica contro Israele e Stati Uniti.