WASHINGTON - “L’Iran deve fare la cosa giusta. Oppure, finiremo il lavoro”. Con questo ultimatum, lanciato poco prima di imbarcarsi sull’Air Force One diretto in Cina, Donald Trump ha riaperto ufficialmente il fronte delle ostilità con Teheran. Il presidente statunitense ha evocato senza mezzi termini la possibilità di una “guerra bis” qualora la Repubblica Islamica non accettasse il piano Usa per la cessazione definitiva delle ostilità.
Nonostante l’operazione Epic Fury sia stata dichiarata conclusa lo scorso aprile, la Casa Bianca sembra pronta a sferrare un nuovo colpo. In un contesto segnato dalla crisi energetica, con il prezzo del petrolio stabilmente sopra i 100 dollari al barile, Trump ha ribadito la sua linea rossa: “L’Iran non può avere l’arma nucleare. Vinceremo in un modo o nell’altro, con mezzi pacifici o meno”.
Il tycoon si è mostrato convinto che Teheran fermerà l’arricchimento dell’uranio, riferendosi alle scorte sopravvissute ai raid statunitensi con l’espressione “polvere nucleare”. Tuttavia, i dati tecnici delineano uno scenario più allarmante. Teheran possiede infatti circa 440 chili di uranio arricchito al 60% e mancano ormai pochi passaggi tecnici per raggiungere la soglia del 90%, ovvero il livello necessario per la produzione di testate atomiche.
In risposta alle minacce di Washington, il portavoce del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, ha annunciato che venerdì verrà esaminata una proposta per accelerare ulteriormente l’arricchimento nel caso in cui gli attacchi statunitensi dovessero riprendere.
Dietro il possibile cambio di nome dell’offensiva si nasconde una precisa strategia politica e legale. Secondo fonti del Pentagono citate da Nbc News, rinominare l’intervento militare “Operation Sledgehammer” (Operazione Martello) non sarebbe solo una scelta formale.
Classificando l’offensiva come una “nuova operazione”, l’amministrazione Trump potrebbe bypassare il War Powers Resolution del 1973. Questa norma impone al presidente di ottenere l’autorizzazione del Congresso entro 60 giorni dall’inizio delle ostilità; con un nuovo nome, il “conto alla rovescia” legale ripartirebbe da zero, garantendo alla Casa Bianca altri due mesi di totale autonomia militare senza il controllo dei parlamentari.
Mentre la diplomazia arranca, la tensione resta massima sul piano logistico. Teheran continua a bloccare il traffico navale nello Stretto di Hormuz, un passaggio vitale per il commercio mondiale di greggio. Washington, di contro, mantiene un ferreo blocco economico e sta valutando diverse opzioni militari per riaprire forzatamente lo stretto, un’azione che potrebbe rappresentare l’effettivo innesco della nuova “Operazione Martello”.