REGGIO EMILIA – Kate Middleton è arrivata a Reggio Emilia, accolta dal sindaco Marco Massari e da una folla festante in piazza Prampolini, piena di bandiere del Regno Unito.

La scelta della città padana, per questa visita di due giorni – il suo primo viaggio ufficiale all’estero dopo la malattia – è legata al desiderio di conoscere il cosiddetto Reggio Approach, un modello pedagogico per i nidi e le scuole d’infanzia creato dopo la Seconda guerra mondiale dal pedagogista Loris Malaguzzi. Oggi il sistema dei servizi educatativi per la prima infanza della città è considerato il migliore al mondo. 

C’era un Paese intero da ricostruire, dopo la dittatura fascista e la guerra. E Malaguzzi capì che la neonata repubblica democratica aveva bisogno di una nuova cultura dell’infanzia, basata sulla centralità del bambino, come protagonista del processo educativo – con il docente come guida e un ambiente stimolante come “terzo maestro” ­– e la partecipazione delle famiglie come parte integrante del processo.

“Volevo venire a Reggio Emilia per questo mio grande interesse, sono affascinata dalla vostra filosofia, da come i bambini siano parte e al centro della comunità”, ha detto la principessa che è anche presidente della Royal Foundation Centre for Early Childhood (Fondazione reale per la prima infanzia).

Kate ha incontrato Ione Bartoli (una delle pioniere del Reggio Approach) che – insieme ad altre due memorie storiche, Carla Moroni ed Eletta Bertani – le ha raccontato come è nato il modello e la cultura dell’infanzia che l’ha accompagnato.

La principessa del Galles si è intrattenuta circa un'ora con le tre pedagogiste, insieme al sindaco, poi ha firmato l'albo d'onore del Comune di Reggio Emilia, prima di uscire dal municipio e di concedersi per un secondo bagno di folla in piazza Prampolini, gremita di tantissimi fan, ma anche bambini.

Alla principessa Kate sono stati donati tre regali dal Comune. Il volume Reggio Emilia di Franco Maria Ricci, sulla storia della città; un piatto di ceramica decorato in Ars Canusina, con i fregi che richiamano quelli del castello di Matilde di Canossa e un pacchetto di speaking objects, ovvero di oggetti che raccontano la storia di un luogo, come un cappelletto, modellini delle opere di Santiago Calatrava (la stazione dell’alta velocità e un ponte) e un Tricolore (nato, appunto, a Reggio Emilia nel 1797).