WASHINGTON - Mentre si intensificano gli attacchi incrociati tra Iran e Stati Uniti, la via della diplomazia per tentare di risolvere la crisi nel Golfo Persico non sembra del tutto chiusa. I mediatori tra Teheran e Washington hanno infatti proposto alle parti una sospensione di 10 giorni degli attacchi. A riferirlo è la Reuters, citata da Middle East Eye, spiegando che la pausa proposta mirerebbe a creare uno spazio diplomatico per rilanciare l’intesa tra le due nazioni. 

La conferma della volontà di trattare è arrivata direttamente dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei: “Abbiamo ricevuto proposte dai mediatori”, ha rivelato durante la consueta conferenza stampa quotidiana, aggiungendo: “Insistere sulla contrapposizione ‘negoziato o guerra’ oppure ‘diplomazia o guerra’ non è utile per il nostro Paese. Pensare che la diplomazia escluda la difesa, o che la difesa sia incompatibile con la diplomazia, non è una logica corretta”. 

Baqaei ha tenuto a ribadire che “i diplomatici combattono al fianco dei difensori della patria per un unico obiettivo”, sottolineando che “se vi aspettate che i vostri diplomatici abbandonino il campo per paura dell’inaffidabilità o dell’inganno del nemico, certamente non lo faranno. Siamo stati informati dai mediatori, abbiamo ricevuto messaggi, senza entrare nei dettagli, ma il punto principale è che l’apparato diplomatico è stato attivo negli ultimi giorni e alcune idee ci sono state trasmesse da alcuni mediatori”. 

Di tono ben diverso, invece, la presa di posizione del presidente del parlamento iraniano, Mohammed Ghalibaf, che in un post pubblicato su X è tornato ad attaccare duramente la condotta di Washington: “Gli Stati Uniti pensano che l’Iran abbia il loro stesso quoziente intellettivo, basso, ma Teheran comprende bene i loro giochi. Gli Usa continuano a trasportare nuove attrezzature militari nella regione e affermano di voler fermare la guerra. Hanno fatto i conti con la nostra intelligenza, misurata sul loro ridicolo quoziente intellettivo. Noi, nel riconoscere questi giochetti statunitensi, abbiamo raggiunto il livello di maestri assoluti e su questa base ci siamo preparati. Le azioni devono confermare le dichiarazioni, non smentirle”. 

Parallelamente agli sforzi diplomatici, Washington si starebbe preparando all’eventualità di uno scontro ancora più esteso. Secondo quanto riportato dal Washington Post, che cita un funzionario statunitense a conoscenza delle discussioni interne all’amministrazione, il Pentagono avrebbe già disposto un rafforzamento del dispositivo aereo nella regione per predisporsi a un possibile allargamento delle operazioni militari. 

La medesima fonte, che ha parlato in condizione di anonimato, ha tuttavia avvertito che un’eventuale espansione dell’offensiva incontrerebbe limiti precisi, dettati dalla riduzione delle scorte di sistemi di difesa aerea e di munizioni a lungo raggio, oltre che dalle difficoltà nel rischierare ulteriori uomini e velivoli nell’area a causa dei danni subiti.  

“Non abbiamo risorse sufficienti per sostenere le operazioni in condizioni di sicurezza e non credo che la Casa Bianca ne sia pienamente consapevole”, ha affermato il funzionario. 

Nel frattempo, si aggravano i bilanci delle perdite umane per le forze statunitensi. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha reso noto ieri sera che sono stati rinvenuti resti umani non identificati sul luogo dell’attacco iraniano del 17 luglio in Giordania, dove due militari statunitensi erano stati dichiarati morti e un terzo risultava disperso. 

“In seguito a un’approfondita operazione di ricerca, il personale militare statunitense ha rinvenuto oggi resti umani non identificati. È in corso il processo di identificazione”, ha precisato il Centcom in una nota. 

Separatamente, il Comando ha annunciato il decesso di un altro militare Usa avvenuto sabato nel nord dell’Iraq, causato dalla detonazione controllata di un ordigno inesploso appartenente a un drone kamikaze iraniano precedentemente abbattuto. Nell’esplosione, un secondo militare è rimasto ferito in modo lieve ed è attualmente sottoposto a cure mediche.